Pubblicato il nuovo report della Commissione: Science, research and innovation performance of the EU – Securing Europe’s growth

08.10.2026

La Commissione europea ha pubblicato l’edizione 2026 del rapporto biennale Science, research and innovation performance of the EU – Securing Europe’s growth. Il messaggio ruota intorno a tre parole: forza, struttura, scala. L’Ue conserva una base scientifica solida, ma sempre più contesa. Il sistema di ricerca e innovazione resta frammentato tra Paesi, regioni e istituzioni. Soprattutto, l’Europa fatica a trasformare l’eccellenza in leadership di mercato, diffusione industriale e produttività.

Sul fronte degli investimenti, l’intensità di R&S dell’Ue è salita dall’1,81% al 2,24% del Pil tra il 2000 e il 2024. È ancora sotto l’obiettivo del 3% e lontana da Giappone (3,44%), Corea del Sud (4,96%) e Stati Uniti (3,45%), dati 2023. Secondo la prefazione della commissaria Ekaterina Zaharieva servirebbero circa 560 miliardi di euro di investimenti cumulati aggiuntivi per arrivare al 3% entro il 2030. Anche questo potrebbe non bastare, perché alcuni concorrenti spendono il 3,5% del Pil o più.

La scienza europea resta però un punto di forza. L’Ue è seconda al mondo per produzione scientifica e il 57% delle sue pubblicazioni nasce da collaborazioni. Il quadro cambia sulle tecnologie strategiche. Tra il 2000 e il 2022 la quota Ue delle domande di brevetto PCT è scesa da circa il 30% a circa il 16%, mentre quella della Cina è salita dal 3% a quasi il 33%. L’Europa va bene in materiali avanzati, manifattura e diverse tecnologie verdi, ma è in ritardo nel digitale: intelligenza artificiale, semiconduttori avanzati, cloud. La quota Ue di domande di brevetto sull’IA è scesa da circa il 20% nel 2000 al 12% nel 2022. Secondo la prefazione, il 90% dei data center mondiali si trova fuori dalla giurisdizione europea.

Il nodo più pesante è lo scale-up. La crescita della produttività Ue negli ultimi 25 anni è stata circa la metà di quella statunitense. Circa il 50% dei finanziamenti per le deep tech in fase di crescita arriva ancora da fuori Europa, nonostante gli investitori istituzionali europei detengano circa 12.000 miliardi di dollari di attivi. Gli strumenti Ue funzionano da catalizzatore: le startup sostenute da Horizon Europe hanno raccolto 70 miliardi di euro in venture capital dal 2010 e il Consiglio europeo per l’innovazione (Eic) ha mobilitato oltre 4 miliardi di investimenti privati aggiuntivi.

Il rapporto indica anche un divario geografico, sia tra regioni sia tra aree urbane e rurali, e una collaborazione più frammentata di quella degli Usa, soprattutto nei brevetti congiunti. Nella difesa, gli obiettivi Nato potrebbero richiedere almeno 383 miliardi di euro di spesa annua aggiuntiva entro il 2035, con investimenti Ue ancora sbilanciati sull’acquisto di equipaggiamenti rispetto alla R&S.

Per approfondimenti: https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_26_2041

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