Uno sguardo internazionale per le life sciences italiane

Paola Testori Coggi, Special advisor di ALISEI

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Da luglio Lei è Special Advisor del Cluster ALISEI. Ci può spiegare quali saranno i suoi compiti a supporto di ALISEI?

Il mio ruolo all’interno del Cluster Alisei è di contribuire alla realizzazione degli obiettivi del Cluster per quanto riguarda l’analisi e lo sfruttamento delle opportunità offerte dai finanziamenti europei, e in particolare dal nuovo strumento Next Generation EU, che fornirà ingenti risorse per rilanciare la crescita e l’occupazione e per garantire salute e benessere negli Stati maggiormente toccati dalla crisi del coronavirus. Non possiamo perdere le opportunità offerte da questi nuovi fondi europei: il Cluster Alisei, che include tutti gli attori del sistema della ricerca, dell’innovazione e dell’industria, è il motore ideale per sviluppare delle azioni coordinate per il potenziamento della ricerca e della sperimentazione clinica, il rafforzamento del trasferimento tecnologico e la creazione di poli tecnologici per facilitare le sinergie tra ricercatori, innovatori e imprenditori e favorire la convergenza tra ricerca medica e biotecnologica, nuove tecnologie, salute, crescita  e occupazione. 

Potrò inoltre contribuire al posizionamento internazionale e alla visibilità delle attività del Cluster grazie alla mia esperienza nelle istituzioni europee e capacità di networking internazionale.

Vista la sua esperienza internazionale presso la Commissione Europea, quali sono, secondo lei, gli aspetti più critici del settore delle scienze della vita nel nostro Paese e quali potrebbero essere le soluzioni più immediate per superarli?

Nel campo delle Life Science l’Italia è molto avanzata e in certi comparti ha posizioni di leadership a livello europeo. Questo grazie alla preparazione e alla capacità del nostro capitale umano che ci permette di avere ottimi risultati nella ricerca ed essere tra i primi in Europa come produzione farmaceutica. Tuttavia la nostra forza nella ricerca non si traduce sempre in sviluppo industriale e crescita economica del paese, perché non siamo sufficientemente forti nel trasferimento tecnologico e nello sviluppo su larga scala industriale delle innovazioni provenienti dai centri di ricerca e le start-up. Per colmare queste lacune non dobbiamo inventare nuove soluzioni, ma guardare ai modelli di successo applicati in altri paesi, quali ad esempio gli uffici di technology transfer delle grandi università europee, i centri Catapult britannici o i fondi di venture capital biotech francesi.   

Un altro punto dove dobbiamo migliorare, e questo non è solo per il Life Science ma per tutti i settori della ricerca, è la capacità dei nostri centri di ricerca di vincere i bandi europei. Grazie alla qualità del nostro capitale umano siamo eccellenti nella ricerca nel campo biomedico, anche se il livello degli investimenti in R&S (pubblici e privati) è pari solo al 1.39% del PIL, ben al di sotto dell’obiettivo UE del 3%. Tuttavia questa eccellenza non si traduce in un soddisfacente successo nell’ottenimento dei finanziamenti europei dei programmi di R&S, quali Horizon Europe. Qui il fattore di successo è la capacità di fare networking con centri di ricerca di alto livello negli altri paesi e l’abilità nel preparare e gestire i progetti di ricerca, secondo le modalità assai complesse del sistema europeo: questa è una vera e propria professionalità che non possiamo chiedere ai ricercatori ma per la quale ci vogliono specifiche figure professionali.

Analogamente, anche in relazione all’esperienza italiana nella gestione del Covid-19, quali sono le peculiarità positive del sistema sanitario italiano e quali gli elementi su cui puntare maggiormente in un prossimo futuro?

Gli aspetti positivi che sono stati messi in evidenza nella gestione della crisi Covid-19 sono tanti, al di là delle criticità del nostro sistema sanitario troppo ospedale-centrico, delle debolezze del nostro sistema di cure sul territorio e del ritardo delle tecnologie digitali applicate nella sanità. Ne cito alcuni:

  • l’eccellenza della nostra ricerca clinica: in Italia sono in crescita le sperimentazioni cliniche, che sono una tappa essenziale del percorso che può portare alla scoperta di un nuovo farmaco e quindi di una nuova cura per le malattie. Secondo l’ultimo Rapporto dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) l’Italia ha registrato un incremento di oltre il 20% delle sperimentazioni condotte nel nostro Paese rispetto al resto d’Europa. Anche in questa emergenza si è vista la grande capacità della nostra ricerca di sperimentare e mettere a punto nuovi trattamenti che hanno permesso di curare pazienti Covid-19 e di limitare le conseguenze della malattia. L’Aifa ha valutato con rapidità tutte le sperimentazioni cliniche sui medicinali così come quelle sui farmaci utilizzati al di fuori delle sperimentazioni, e ha messo a disposizione tutte le informazioni, aggiornando continuamente i dati relativi alle prove di efficacia e sicurezza che si rendevano a mano a mano disponibili;
  • la filiera del medtech, che è un settore di grande valore per capacità di ricerca e sviluppo, innovazione, capitale umano e fatturato. Abbiamo multinazionali, aziende italiane e tante start-up che con il coronavirus sono state in grado di rispondere ai bisogni urgenti creati dalla pandemia ed hanno anche offerto soluzioni innovative;
  • l’industria farmaceutica che rappresenta il settore con la più alta crescita nell’ultimo decennio sia in termini di produzione (+22% rispetto al -14% della media manifatturiera) che dell’export (+117% rispetto al +27% della media) e anche dell’occupazione nell’ultimo quinquennio (+10% rispetto al +5% del totale dell’economia). I punti di forza del settore farmaceutico sono la qualità della produzione farmaceutica e le competenze della forza lavoro, così come il modello di sviluppo biofarmaceutico basato sull’open innovation e networking innovation, grazie alle collaborazioni sempre più sviluppate tra le università, i centri clinici, i centri di ricerca pubblici e privati, le imprese e le start-up.

Queste aree di eccellenza dell’ecosistema Life Science italiano sono un grande patrimonio per la tutela della salute, la crescita e la creazione di posti di lavoro e devono essere sostenuti attraverso investimenti in R&S, incentivi per la ricerca, nuovi centri per il trasferimento tecnologico, sostegno per lo sviluppo su scala industriale dei progetti di ricerca e la nascita di imprese innovative di farmaceutica, diagnostica, terapeutica e prevenzione.