Technology Forum 2016 Life Sciences

Dna forum logoIl 26 settembre scorso si è tenuto a Milano il Technology Forum Life Sciences promosso da The European House Ambrosetti in collaborazione con Assobiotec, ALISEI e alcune aziende biotech operanti nel nostro Paese. Il Forum ha come obiettivo di contribuire a promuovere lo sviluppo dell’ecosistema dell’innovazione nel settore Life Sciences in Italia, favorendo il dialogo tra i massimi esponenti della ricerca, del business, della finanza e delle Istituzioni, valorizzando le eccellenze nazionali e cercando di favorire nuovi investimenti in Ricerca & Innovazione nel settore.

Nel corso dell’evento milanese è stato presentato il Position Paper del Technology Forum che riassume gli indirizzi e le riflessioni emerse nel corso degli incontri e delle riunioni di progetto tra i rappresentanti dei soggetti coinvolti, nel corso del 2016. Sono state individuate situazioni positive nel settore delle Scienze della vita in Italia e alcuni elementi di criticità che devono essere superati nei prossimi anni, in modo da permettere una competitività dell’intero sistema a livello internazionale.

Tra gli elementi che possono essere considerati delle “buone notizie”  per il sistema Paese, la prossima realizzazione del progetto Human Technopole rappresenta sicuramente una grande opportunità e un’occasione per affrontare le grandi frontiere tecnologiche della salute e della sostenibilità, con un particolare focus sulla medicina predittiva e personalizzata.

Un secondo elemento di sicuro interesse è la possibile ricollocazione dell’EMA (European Medicine Agency) a Milano, dopo l’uscita di fatto della Gran Bretagna dall’Unione Europea. Ciò contribuirebbe in modo significativo a valorizzare l’innovazione e la ricerca nel campo delle Scienze della Vita consentendo all’Italia, per la prima volta, di affermare un ruolo di leadership e guida in Europa.

Anche la presentazione, fatta nella primavera scorsa dal Ministro Giannini, del Programma Nazionale per la Ricerca, che destina 2,5 miliardi di euro alla ricerca e all’innovazione scientifica, definendo al contempo 12 aree di specializzazione, che rappresentano un primo tentativo di gestione della frammentazione ed eccessiva dispersione delle risorse destinate alla ricerca in Italia, è sicuramente un elemento che va nella direzione dello sviluppo dell’intero mondo della ricerca nel Paese.

Anche la Smart Specialisation Strategy, lanciato da Agenzia per la Coesione Territoriale, MISE e MIUR con il supporto tecnico di Invitalia, con la finalità di sostenere le Regioni nel processo di definizione della propria strategia di sviluppo intelligente e promuovere un maggiore coordinamento tra istituzioni nazionali e regionali, è stata valutata nel Paper del Forum Ambrosetti come un elemento di positività per lo sviluppo del settore delle Scienze della Vita, così come lo sono stati alcuni momenti di riflessione importanti, quali gli Stati Generali della Ricerca Italiana, tenutisi il 27 e il 28 aprile scorso, o il Tavolo della Ricerca Farmaceutica e il progetto Fast Track, avviato quest’ultimo dalla Direzione Generale della Ricerca e dell’Innovazione in Sanità del Ministero della Salute, insieme ad AIFA e all’Istituto Superiore di Sanità (ISS), e che mira a definire una procedura veloce per le valutazioni delle sperimentazioni dei farmaci e dei dispositivi medici che assicuri tempi certi e misurabili.

Infine anche le riforme e le azioni fiscali attuate o proposte possono trasformarsi in un volano per dare una spinta propulsiva al settore.

Accanto agli aspetti positivi, il Position Paper del Technology Forum ha comunque individuato alcuni elementi di criticità che dovranno essere presi in considerazione per la governance strategica della ricerca nei prossimi anni nel settore delle scienze della vita:

  • Innanzitutto in Italia è necessario aumentare gli investimenti in Ricerca & Sviluppo (R&S), per assicurare una ‘massa critica’ di finanziamenti destinati all’innovazione, privilegiando settori strategici ed evitando gli investimenti a pioggia che, nel tempo, si sono rilevati scarsamente efficaci. A tal proposito è importante ricordare come l’Italia abbia investito fra il 2004 e il 2014 in R&S tra l’1,05-1,3% del PIL, contro il 2,1-2,3% della Francia o il 2,8% della Germania. Per competere con questi Paesi l’Italia deve raddoppiare i fondi destinati alla R&S.
  • Si lamenta inoltre un basso numero di ricercatori rispetto a quanti ne servirebbero per affrontare la competizione globale. Secondo la Commissione Europea l’Italia perde il 16,2% dei ricercatori formati nel Paese (equivalenti nel 2014 a circa 3.000 persone) e attrae solo il 3% di ricercatori stranieri che, invece, si spostano dal proprio Paese di origine verso altri Paesi Europei. Il risultato per l’Italia è negativo: il saldo tra ricercatori provenienti da altri Paesi Europei e ricercatori italiani che vanno all’estero è pari a -13,2%. L’Italia deve affrontare in modo chiaro e risolutivo questo problema per favorire la circolazione e lo scambio delle migliori intelligenze a disposizione. Il PNR contiene già alcuni strumenti che vanno in tale direzione e che, in questa prospettiva, devono essere rafforzati.
  • La capacità brevettuale nella quale l’Italia manifesta ancora un ritmo di marcia molto più lento rispetto ai suoi benchmark Europei, anche se alcuni elementi sembrano indicare una controtendenza rispetto agli anni scorsi (+9% di brevetti depositati presso l’European Patent Office dal 2014 al 2015). Inoltre riguardo ai brevetti depositati si evidenzia una enorme differenza a livello regionale, con alcune regioni in linea con la media europea e altre in cui i brevetti depositati sono veramente pochi.
  • Nel nostro Paese la governance della ricerca e dell’innovazione è ancora eccessivamente frammentata e suddivisa tra più Ministeri (Ministero dello Sviluppo Economico, Ministero dell’Università e della Ricerca, Ministero della Salute; Ministero delle Finanze). È urgente definire una governance efficace, certa e centralizzata, che consenta di migliorare la gestione delle risorse e di definire obiettivi chiari e condivisi in termini di scelte di investimento a livello di settore. È fondamentale definire un disegno strategico della ricerca per il comparto delle Life Sciences che catalizzi gli investimenti in un numero minore di progetti ma di grandi dimensioni.
  • Anche il trasferimento tecnologico risulta essere difficile. Numerosi elementi di criticità sia nel settore della ricerca pubblica sia nel mondo dell’industria impediscono di fatto una comunicazione semplice e agevole tra questi due mondi, anche se negli ultimi anni qualcosa si sta muovendo e alcuni attori hanno assunto maggiore consapevolezza dell’importanza di governare e organizzare la rete degli Uffici di Trasferimento Tecnologico.
  • Nel Position Paper l’Advisory Board ha deciso di dedicare una sezione a un’ulteriore criticità del sistema formativo e della ricerca, discussa e dibattuta anche in altri tavoli di lavoro, legata alla mancanza di cultura imprenditoriale tra le fila dei giovani studenti e ricercatori. La scarsa diffusione di cultura imprenditoriale tra gli insegnanti e il management delle università e dei centri di ricerca, spesso privi di competenze specifiche su tematiche di business, i percorsi formativi troppo rigidi e non allineati alle nuove frontiere della conoscenza e dell’innovazione, una comunicazione non sempre efficace delle opportunità esistenti, e un sistema di accesso a servizi, risorse e conoscenze ancora poco efficiente e privo di coordinamento, sono gli elementi che dovranno essere affrontati e superati nei prossimi anni per competere se non altro a livello europeo.

Il percorso del Technology Forum Life Sciences 2016 ha individuato tre priorità d’azione e alcune proposte concrete per migliorare ambiti cruciali dell’ecosistema dell’innovazione:

  1. Il trasferimento tecnologico, attraverso la creazione di un transfer lab specializzato per il settore biotech, la promozione della cultura del trasferimento tecnologico e una modifica della normativa sulla proprietà intellettuale.
  2. La cultura dell’imprenditorialità, promuovendo e diffondendone la cultura, favorendo l’incontro tra start-up/PMI e investitori e creando un fondo venture capital dedicato al biotech.
  3. L’attrazione degli investimenti, attraverso un aumento del credito di imposta sugli investimenti in R&S fatti da start-up e PMI innovative, il miglioramento del patent box, ispirandosi allo strumento inglese, la stabilizzazione degli incentivi fiscali per chi investe in start-up e PMI innovative, la riduzione delle aliquote sul capital gain connesso a investimenti in start-up e PMI innovative, e la promozione delle partnership tra pubblico e privato.

Scarica il report finale del Technology Forum Life Science 2016