Life Science in Italia

Il settore delle Life Science è in rapida evoluzione in Italia e nel mondo, anche grazie al suo forte impegno nel contrasto alla pandemia da COVID-19. Sono in corso importanti modifiche nella relazione tra medico e paziente, e nei bisogni e aspettative di quest’ultimo. Una delle sfide attorno alla quale si stanno concentrando gli sforzi del settore delle Scienze della Vita è passare da una medicina “tradizionale” alla cosiddetta medicina delle 4P.

Predittiva: in cui, attraverso analisi dettagliate e tecnologie sempre più innovative, che sfruttano dati genomici e biomarcatori molecolari, sia possibile predire il fattore di rischio per l’insorgenza di una malattia in ciascun individuo.
Preventiva: che favorisca, attraverso la promozione di stili di vita sani e lo studio dei fattori di rischio, percorsi di prevenzione efficaci nei confronti di malattie per cui si è più predisposti.
Personalizzata: sulla base delle caratteristiche univoche e dettagliate di ciascun individuo.
Partecipativa: in cui il paziente passa da soggetto “passivo” a soggetto attivo, in grado di effettuare scelte consapevoli sulla propria salute, sulla cura e sulla prevenzione, grazie all’efficientamento di processi comunicativi tra medico e paziente e alla digitalizzazione dei dati e delle informazioni.

In Italia il settore delle scienze della vita – che include l’industria farmaceutica, quella biotecnologica, quella della produzione di dispositivi biomedici e i servizi sanitari – rappresenta uno degli ambiti di valore ad alta tecnologia più specializzati e può contribuire significativamente allo sviluppo economico nazionale.

Le Life Science oggi sono sempre più alla ricerca di un approccio multidisciplinare che superi la medicina tradizionale, e sfrutti la collaborazione fra tutti gli esperti coinvolti nel settore, allo scopo di aumentare la conoscenza dei legami tra DNA, stili di vita, ambiente, salute, malattie e benessere.

Il settore delle Scienze della Vita è ai primi posti in Italia per competitività, produttività e investimenti in R&S, e rappresenta un ecosistema attivo e dinamico, in grado di rispondere con prontezza alle sfide economiche e tecnologiche del mercato. Tale settore ha dimostrato di essere il principale target italiano per gli investimenti.

 

I numeri della filiera Life Science

Numero di imprese: 5537 (+8,4% rispetto al 2020)
Occupati: +11,6% rispetto al 2020
Export: +4,8% rispetto al 2020

  Pharma Biotech Dispositivi medici
Numero di imprese 238 777 4.323 (2019)
Valore della produzione (mld €) 34,3 (2020) 11,4 (2019) 6,9 (2019)
Investimenti in R&S (mld €) 1,6 1,8 (2019) 0.9 (2019)
Numero di addetti 67.000 13.277 94.153 (2019)
Export (mld €) 33,9 n.d. 5,7

Fonte: elaborazione The European House–Ambrosetti su dati Farmindustria, Assobiotec e Confindustria Dispositivi Medici, 2021 e Report BioInItaly 2022.

 

Biotech

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Le biotecnologie sono una delle Key Enabling Technologies indicate dalla Commissione Europea, e viene quindi considerata come una disciplina all’avanguardia, caratterizzata da elevata intensità di conoscenza, di R&S, di innovazione e da personale altamente qualificato, in grado di incrementare la competitività dell’industria italiana ed europea. Questo settore dipende fortemente dagli sviluppi provenienti dalle Organizzazioni di Ricerca e dalle Università e dall’utilizzo di diritti di proprietà intellettuale, primi fra tutti i brevetti.

Il settore delle biotecnologie è uno dei campi delle Life Science più importanti per la ripartenza economica dell’Italia. L’industria Biotech italiana ha attraversato una fase di forte crescita grazie all’eccellenza scientifica sviluppata nel perimetro accademico e industriale e alla capacità delle aziende del settore di assorbire le innovazioni e sviluppare nuovi prodotti e tecnologie promettenti, raggiungendo 777 aziende nel 2020, con una crescita complessiva dal 2011 pari al 30,8%, soprattutto nell’ambito del Red Biotech, che genera il 73% del fatturato Biotech, pari a 8,3 miliardi di euro. Di queste, 422 sono imprese dedicate alla R&S Biotech.

Gli investimenti in R&S nel campo biotech valgono 1,8 miliardi di euro, il 15,7% del fatturato complessivo. Il 26,3% di questa quota di fatturato deriva da investimenti realizzati da imprese dedicate alla R&S biotech, confermando un trend crescente di investimenti in ricerca intra-muros. Inoltre, gli addetti impiegati in attività di R&S nel settore Biotech hanno raggiunto i 4876, circa un 2,1% in più rispetto al precedente anno, su un totale di 13 mila addetti nelle imprese biotecnologiche. Il settore della Salute occupa l’88% del totale di investimenti in R&S intra-muros nel 2020.

Dai dati del Report BioinItaly 2021, si conferma che la quota maggioritaria delle imprese biotech italiane è rappresentata da microimprese (65,9%), seguita dalle PMI (26,6%) e infine dalle grandi imprese (7,5%). Un ruolo essenziale giocano anche le start up, che spesso forniscono specifiche competenze e conoscenze alle aziende più “tradizionali”, aventi, invece, le risorse e gli asset necessari per raggiungere il mercato. Nel 2020, i nuovi posti di lavoro nel campo Biotech sono attribuibili proprio alle start up, per una quota pari al 65%.

 

Dispositivi medici

Dispositivi Medici

Il comparto dei dispositivi medici identifica tutte quelle tecnologie e strumenti (impianti, diagnostici in vitro, apparecchiature di imaging, dispositivi di e-health) utilizzati nel campo della Salute e Benessere per diagnosticare, monitorare, valutare predisposizioni e/o pazienti affetti da una vasta gamma di sintomatologie e patologie. Tale settore è stato uno dei protagonisti nella lotta al COVID-19, attraverso la produzione di strumenti a supporto del Sistema Sanitario italiano.

È un settore ad alto contenuto di tecnologia e ricerca e ha la possibilità di diventare a pieno titolo una delle eccellenze del made in Italy: l’Italia è all’avanguardia dal punto di vista tecnologico e può contare su realtà produttive e distretti d’eccellenza.

Il mercato dei dispositivi medici, nel 2019, ha generato 16,7 miliardi di euro, di cui 5,7 grazie alle attività di export (+7,9% rispetto al 2018). Il settore comprende 4.323 aziende (per un valore di produzione pari a 6,9 miliardi di euro), il 95% delle quali sono PMI, . Le attività di R&S sono cresciute, nel 2019, del 4,2%, con investimenti pari a un totale di 934,5 milioni di euro.

 

Pharma

PharmaL’industria farmaceutica in Italia è uno dei settori trainanti del Paese ed è leader nazionale in termini di competitività, produttività e investimenti in R&S ed è stato protagonista di un’importante crescita negli ultimi anni.

Tale crescita è rappresentata sia dall’aumento del valore di produzione, che nel 2020 ha raggiunto i 34,3 miliardi di Euro, registrando un aumento dell’1% dall’anno precedente, sia in termini di occupazione, con 67.000 addetti coinvolti, con un incremento dell’1,8% rispetto al 2019.

L’export rappresenta il driver di crescita principale di questo settore, e ha raggiunto, nel 2020, il record di 33,9 miliardi di euro, aumentando del 3,8% rispetto al 2019.L’industria del farmaco è caratterizzata dal maggior numero di imprese nel settore delle Life Science, le quali hanno inoltre dimensioni maggiori.

Le grandi imprese, infatti, rappresentano il 71,4% delle imprese farmaceutiche, e le PMI occupano invece il 23,9%, distinguendosi però in Europa per valore di produzione generato (6,1 miliardi di Euro). Anche in tema di Ricerca & Sviluppo il settore farmaceutico italiano ha investito 1,6 miliardi di euro nel 2020, in aumento del 10,2% rispetto al 2012. Questo incremento si è tradotto in una crescita significativa degli addetti alla R&S negli ultimi anni, raggiungendo le 6.750 unità

 

Servizi sanitari

Schermata 2022 05 18 Alle 09.51.29I servizi sanitari, parte integrante del settore delle Life Science, includono i servizi ospedalieri, pubblici e privati, le prestazioni specialistiche e ambulatoriali e i servizi sociosanitari. Il valore di produzione a livello nazionale è di circa 135 miliardi di euro.

Gli addetti di questo comparto sono complessivamente circa 1,4 milioni, dato sostanzialmente invariato rispetto al precedente: i dipendenti diretti del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) sono scesi a 648.000, mentre restano pressoché invariate le 55.000 unità di personale convenzionato (medici di medicina generale e pediatri di libera scelta).

Bisogna poi aggiungere i dipendenti dell’ospedalità privata, circa 120.000 e coloro che lavorano negli ambulatori, nei laboratori medici, negli studi odontoiatrici, nei servizi residenziali e domiciliari erogati in ambito sociosanitario (circa 600.000 occupati).

I Servizi sanitari rappresentano un comparto di lavoro altamente qualificato: il SSN impiega oltre 246.000 laureati, pari al 37% dei dipendenti dello stesso SSN e al 22% dei laureati totali della pubblica amministrazione italiana, posizionandosi al secondo posto dopo la scuola (circa 469.000 laureati).

Inoltre rappresentano una tradizionale area d’impiego femminile in un Paese dove la disuguaglianza di genere sul lavoro è spesso importante. Nel SSN l’occupazione femminile raggiunge il 65%, contro una quota riferibile all’intero settore pubblico pari al 56% e a una media nazionale di occupazione femminile pari al 47.2%.