Salute: con il ‘molecular farming’ vaccini veterinari di ultima generazione dalle piante

Un progetto internazionale punta ad utilizzare le tecnologie di “molecular farming” basate sullo sfruttamento delle piante per realizzare vaccini veterinari di ultima generazione con procedure più economiche e veloci.

Utilizzare le tecnologie di “molecular farming” basate sullo sfruttamento delle piante per realizzare vaccini veterinari di ultima generazione con procedure più economiche e veloci. È l’obiettivo del progetto internazionale AVIAMED (Prevenzione e controllo di malattie virali aviarie dell’area del Mediterraneo con vaccini prodotti nelle piante), coordinato da ENEA e finanziato dal programma di ricerca europeo ERANET Arimnet2 e dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali. Nello specifico, i vaccini ‘green’, prodotti nelle piante, consentiranno di contrastare malattie aviarie diffuse nei paesi che si affacciano sul bacino del Mediterraneo.

“La pandemia da SARS-CoV-2, così come l’influenza aviaria e la febbre emorragica Ebola, evidenziano come molte malattie infettive pericolose per la salute umana abbiano origine dagli animali”, sottolinea Selene Baschieri ricercatrice del Laboratorio Biotecnologie dell’ENEA e coordinatrice di AVIAMED. “La novità di questo progetto sta nell’utilizzo delle piante come ‘fabbriche’ per produrre rapidamente e a basso costo test diagnostici e vaccini di ultima generazione utili per contrastare la diffusione negli animali di malattie infettive che, come già evidenziato, possono essere non solo un problema di medicina veterinaria e/o un danno per l’industria del settore, ma una sfida per la salute pubblica globale”, aggiunge Baschieri.

Un team multidisciplinare composto da veterinari, biotecnologi e immunologi ha utilizzato le piante per sviluppare antigeni e particelle simil-virali del virus IBDV, causa della malattia di Gumboro nei polli, in grado di ridurre tempi, costi di produzione e rischi di reazioni indesiderate rispetto ai vaccini tradizionali e il primo saggio diagnostico per l’IBDV che permetterà di distinguere gli animali infetti da quelli vaccinati. Sono in corso di sviluppo anche nuovi vaccini contro il virus della malattia di Newcastle (NDV), una delle più gravi patologie degli uccelli domestici e selvatici che nel secolo scorso ha causato ben quattro pandemie, provocando infezioni trasmissibili anche all’uomo.