Ricerca, innovazione e accesso ai farmaci

Negli ultimi anni si è acceso il dibattito a livello mondiale sulla disponibilità di farmaci innovativi in grado di curare determinate patologie (oncologiche e virali in particolare) e portare beneficio a migliaia di pazienti in tutto il mondo. Uno dei temi della discussione riguarda i costi di tali farmaci, spesso molto elevati, e variabili da Paese a Paese.

Il caso della nuova terapia per l’Epatite C è solamente uno degli ultimi esempi al centro del dibattito. La polemica è andata oltre il mondo scientifico e quello politico: nelle scorse settimane era sulle prime pagine di tutti i principali quotidiani nazionali il caso di un gruppo di pazienti affetti da Epatite C che si sono recati in India per acquistare il farmaco, in quanto il suo costo nel paese asiatico è più sostenibile. Il business legato al “turismo del farmaco” lascia perlomeno perplessi.

In un recente articolo anche il Presidente dell’AIFA, Mario Melazzini, sottolinea come la presenza di farmaci innovativi sia una conquista straordinaria per la cura di malattie che fino a poco tempo fa erano praticamente incurabili, ma come il loro costo sia a volte troppo elevato per essere accessibile a un gran numero di pazienti. La scelta dell’Italia di mettere a disposizione gratuitamente per i pazienti alcuni farmaci innovativi, tra cui quelli destinati alle patologie oncologiche, va sicuramente nell’ottica di una maggior tutela dei pazienti, anche se con oneri non trascurabili per il nostro Sistema Sanitario Nazionale.

Il problema dei costi – continua Melazzini – è “solo la punta dell’iceberg” di un fenomeno con molteplici sfaccettature: dovrebbero essere considerati anche i costi e i rischi della ricerca su molecole innovative, la proprietà intellettuale, il valore terapeutico e la natura e prevalenza della patologia. A questo si devono aggiungere le variabili relative a come sono organizzati e gestiti i diversi sistemi sanitari nazionali e come vengono definiti i costi dei farmaci in ogni singolo Paese. In ogni caso, conclude Melazzini, le problematiche della relazione tra ricerca, innovazione e sostenibilità dell’accesso alle cure non può essere risolta a livello di ogni singolo Paese, ma deve essere affrontata a livello globale dalla comunità internazionale.

Su questo argomento è apparso recentemente un interessante articolo sul New England Journal of Medicine, dove l’autrice evidenzia come una maggiore trasparenza sulle dinamiche di formazione dei prezzi dei farmaci e un’attenta verifica del ritorno degli investimenti pubblici in ricerca e sviluppo in termini di salute prodotta, potrebbero consentire una migliore valorizzazione dell’innovazione e una più tempestiva disponibilità di terapie, per migliorare la vita dei pazienti e per la sostenibilità dei diversi sistemi sanitari nazionali. Nell’articolo della rivista inglese si condividono inoltre le raccomandazioni del “Comitato di esperti sull’Accesso ai Farmaci”, promosso nel 2015 dall’allora Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon: “Terapie non sostenibili e innovazione non adeguata sono diventate questioni globali. Così come i cambiamenti climatici, hanno bisogno di nuove politiche pubbliche e di cooperazione internazionale”.

Siamo di fronte a temi di grande attualità, che necessitano di una riflessione e di un’adeguata discussione tra le diverse componenti di chi si interessa di salute e di scienze della vita.