Nasce un polo di eccellenza internazionale su fusione e radiofarmaci nel centro ENEA del Brasimone

Brasimone Centro Enea

Creare un polo scientifico di eccellenza internazionale sulle tecnologie per la fusione e per la produzione di radiofarmaci destinati alla diagnosi e alla terapia dei tumori. È uno dei punti cardine del protocollo d’intesa tra Regione Emilia-Romagna, Regione Toscana ed ENEA firmato a metà gennaio nel sito del Brasimone, sull’Appennino tosco-emiliano, a 60 chilometri da Firenze e Bologna.

L’obiettivo dell’iniziativa è di rilanciare e valorizzare il know-how e le grandi apparecchiature sperimentali presenti in questo centro altamente specializzato nell’innovazione e nella ricerca in campo nucleare, sviluppando una tecnologia sicura, pulita e sostenibile.

L’annuncio del Canada, il maggior produttore mondiale di radiofarmaci, di voler chiudere per motivi di obsolescenza i reattori impegnati nella produzione per la medicina nucleare, apre spazi importanti per altri produttori. L’alto costo di realizzazione di nuovi reattori nucleari sta infatti alimentando un interesse crescente verso processi alternativi. L’Italia, con il Centro ENEA del Brasimone e con l’impianto che verrà realizzato nel Centro ENEA della Casaccia, a Roma, potrebbe conquistare un ruolo di rilievo in questo campo.

Il Centro Ricerche del Brasimone ha circa 90 dipendenti ed è uno dei maggiori siti a livello nazionale e internazionale per lo studio e lo sviluppo delle tecnologie e dei materiali per la sicurezza nel processo di fissione e per la fusione nucleare, per produrre energia pulita, inesauribile, sicura con lo stesso meccanismo che ‘accende’ il sole e le stelle.

Il protocollo d’intesa punta a trasformare il Centro Enea del Brasimone in una cittadella della ricerca, attiva in svariati settori per attrarre studiosi da tutto il mondo coinvolgendo organismi scientifici delle due regioni e interessando i sistemi produttivi dei relativi territori. Per arrivare a questo obiettivo, gli enti interessati, in collaborazione con le Città metropolitane di Bologna e Firenze e con le Unioni dei Comuni dell’Appennino Bolognese e l’Unione dei Comuni della Val di Bisenzio, valuteranno interventi di potenziamento della dotazione infrastrutturale logistica e telematica che possano creare condizioni ulteriormente favorevoli allo sviluppo del Centro stesso e dei territori circostanti.

A Brasimone in una prima fase verranno realizzate le infrastrutture dove sperimentare la possibilità di produrre radionuclidi mediante neutroni da fusione: i primi studi e le prime sperimentazioni sono già in via di realizzazione. Successivamente si partirà con il primo prototipo di macchina con l’obiettivo di arrivare a coprire fino ad un terzo del fabbisogno mondiale di radionuclidi come il Tecnezio 99, con il quale vengono effettuate ogni anno circa 30 milioni di SPECT (Single Photon Emission Computed Tomography, Tomografia ad emissione di fotone singolo), per un valore stimato di otto miliardi di dollari. Oltre alle tecnologie per i radiofarmaci, verranno sviluppati specifici progetti collegati al reattore a fusione DEMO e al DTT – Divertor Tokamak Test, il grande polo scientifico tecnologico che dovrà dare risposte a diverse problematiche del processo di fusione per la futura produzione di energia pulita e sostenibile.

Il Protocollo prevede inoltre una rafforzata collaborazione fra ENEA, Toscana ed Emilia-Romagna per l’accesso a fondi pubblici nazionali, europei e internazionali, incluse opportunità provenienti da fonti private e per promuovere accordi e collaborazioni scientifiche con università, centri di ricerca e imprese ad alta tecnologia. Il piano di potenziamento congiunto, una volta attuato, prevede investimenti che potrebbero arrivare fino a 100 milioni di euro e la creazione di nuovi posti di lavoro sia all’interno della struttura ENEA che nell’indotto dell’area.