Meet in Italy for Life Sciences 2015: uno sguardo al futuro delle Scienze della Vita in Italia

Le Scienze dalla Vita al centro della discussione della seconda edizione di Meet in Italy for Life Sciences, che si è tenuto a Milano dal 30 settembre al 2 ottobre scorso. Una tre giorni per parlare di progetti europei, sviluppo di impresa, e perfare il punto della situazione delle Scienze della vita nel nostro Paese e mettere l’accento sulle prospettive future del settore.

L’iniziativa, che ha avuto come obiettivo il coinvolgimento degli stakeholder pubblici e privati per favorire nuove occasioni di business e nuove collaborazioni, ha registrato numeri importanti, triplicati rispetto a quelli dell’edizione dello scorso anno: 328 profili pubblicati per gli incontri B2B con 39.485 visualizzazioni e circa 1.900 meeting tra i partecipanti. Anche i contenuti dei workshop e dei convegni della tre giorni milanese hanno evidenziato le grandi opportunità di business del settore, la possibilità dell’apertura di nuovi mercati e la creazione di un network tra pubblico e privato per accrescere la cooperazione in vista delle sfide dei prossimi anni.

Il settore delle Scienze della Vita, che in Europa conta oltre 73.000 imprese, vede l’Italia al primo posto. La filiera della salute produce, direttamente e attraverso l’indotto, più dell’11% del Pil dell’intera economia italiana, occupando quasi 120.000 addetti, primeggiando in termini di export e di investimenti in ricerca.

Guardando più nel dettaglio alcuni segmenti della filiera, si nota che l’Italia conta 3.000 aziende produttrici di Dispositivi Medici, per un totale di 54mila addetti e un investimento medio in ricerca e sviluppo pari al 6 per cento del fatturato. E ancora, l’industria biotech ha conosciuto uno sviluppo straordinario, guidato dal comparto delle biotecnologie applicate alla salute: 277 imprese attive sul totale di 384, che costituiscono il 96 per cento del fatturato totale e il 94 per cento degli investimenti di settore. Il settore farmaceutico gioca un ruolo particolarmente importante, e i numeri lo testimoniano: 174 fabbriche, 63.000 addetti, 5.950 alla R&S, 29 miliardi di produzione, 2,5 miliardi di investimenti.

Tutto ciò significa un numero crescente di progetti innovativi che spaziano dalla diagnosi alla terapia e che creano nuove opportunità di crescita e di sviluppo.

Si è discusso molto anche delle strategie future per far evolvere il settore nazionale e per accreditarlo in maniera significativa a livello internazionale. E in questo ambito il Cluster Alisei può giocare un ruolo centrale, proponendo e gestendo piattaforme di dialogo permanente tra il sistema pubblico della ricerca e le imprese.

In particolare il Cluster ha le potenzialità per svolgere una funzione di facilitatore del collegamento tra ricerca pubblica e ricerca privata e tra governo e politiche territoriali, condivisa con le principali rappresentanze industriali, senza per altro assumere alcun ruolo di agenzia intermedia di finanziamento, favorendo in questo modo la cooperazione nella ricerca in materia di innovazione e sviluppo tecnologico.

Infine, nel dibattito conclusivo è emersa l’esigenza di strutturare un’agenda strategica nazionale nel settore delle Life Sciences, di cui il Cluster Alisei potrebbe essere soggetto promotore coniugando le esigenze effettive e le potenzialità di sviluppo provenienti dal settore nel suo insieme.