L’impegno degli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico verso nuove sinergie e opportunità

Alla tavola rotonda conclusiva del Meet in Italy for Life Sciences 2015 il 2 ottobre scorso è intervenuto il Dott. Giovanni Leonardi, a capo della Direzione generale della ricerca e dell’innovazione in sanità del Ministero della Salute, che ha illustrato un ampio panorama delle attività del Ministero.

In particolare, Leonardi ha sottolineato come lo sviluppo e l’organizzazione degli IRCSS – Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico, gli ospedali che dimostrano eccellenza sia nella organizzazione e gestione dei servizi sanitari che nello sviluppo della ricerca – costituisca nel nostro Paese un importante elemento strutturale per l’innovazione tecnologica in campo biomedico.

I 49 centri IRCCS, dislocati su tutto il territorio nazionale, impiegano attualmente circa 10.000 ricercatori e rappresentano una risorsa per la promozione dello sviluppo e l’applicazione di tecnologie innovative in ambito sanitario e biomedico. Uno degli obiettivi del MinSalute è di organizzare questi centri di eccellenza pubblici, orientando e coordinando la ricerca per ottimizzarne le capacità e l’utilizzo delle risorse economiche, in grado di creare piattaforme di centri di ricerca, raggruppati per macro-aree, di facile accesso ai cittadini/pazienti per la cura delle diverse patologie.

Le aree tematiche in cui gli IRCSS stanno concentrando i loro ambiti di ricerca sono:

  • la rete delle neuroscienze, che attualmente coinvolge 20 gruppi di lavoro che stanno sviluppando ricerche sulle malattie neurodegenerative, sulla neuro-riabilitazione, sulle neuroscienze dell’età evolutiva, sullo studio di piattaforme e analisi delle schede di monitoraggio;
  • la rete oncologica, che vede oggi coinvolti 15 IRCSS che concentrano le ricerche sui tumori al polmone, al colon, alla mammella, sui melanomi, sui sarcomi, sui tumori cerebrali e sull’iniziativa ACC-Genomics per la diagnostica molecolare di nuova generazione nella pratica clinica;
  • la rete cardiovascolare, con 14 IRCSS, dove si studiano patologie quali la cardiopatia ischemica, lo scompenso cardiaco, l’ipertensione arteriosa, il diabete, le cardiomiopatie ereditarie, le canalopatie, le patologie valvolari e dell’aorta, la fibrillazione atriale, oltre a una messa in rete delle bio-banche tra i diversi IRCSS cardiovascolari.

I vantaggi derivanti da una ricerca coordinata e condivisa sono molteplici: si va infatti dall’ottimizzazione delle risorse finanziarie destinate alla ricerca, fino allo stimolo e all’avvio di collaborazioni con altri enti di ricerca e con l’industria che può mettere in campo capacità finanziarie e tecniche per passare dalla fase di studio alla concreta realizzazione di tecnologie innovative (device biomedicali, molecole farmacologiche, protesi riabilitative innovative e all’avanguardia…) direttamente applicabili ai pazienti, rispondendo in questo modo a un reale bisogno di salute.

Tra gli obiettivi di sviluppo degli IRCCS rappresenta un elemento di forte interesse l’avvio di collaborazioni con altri Paesi: dalla creazione di collaborazioni con Istituti di Ricerca Europei o extra-Europei, all’internazionalizzazione nella partecipazione alle Reti tematiche degli IRCCS attraverso progetti di ricerca mirati, strutturati e competitivi, fino all’incentivazione e all’attrazione di investimenti esteri in Italia.

Infine, l’organizzazione degli IRCCS in Reti tematiche offre vantaggi al cittadino, perché migliora l’assistenza sanitaria attraverso tecnologie innovative e competitive, e produce benefici in termini di qualità della ricerca, oltre a un successivo accesso tempestivo alle tecnologie innovative.

In conclusione, si evince dall’intervento di Leonardi, un’attività coordinata degli IRCSS permette una migliore qualità nell’erogazione di servizi e prestazioni biomediche, rendendo competitivo il Sistema Sanitario Nazionale e contribuendo altresì a creare un sistema nazionale strutturato in grado di attrarre risorse per la ricerca e l’innovazione nel campo della salute.