La scienza di fronte ai ciarlatani

“Rifiuta la chemio e muore. Si curava con il metodo Hamer”, Corriere della Sera, 31 agosto 2016.

“Rifiuta chemioterapia e cura tumore con impacchi di ricotta e ortiche, donna di 34 anni muore a Rimini”, Il Fatto Quotidiano, 3 settembre 2016.

Due episodi che si commentano da soli. Due drammi famigliari in cui il dolore e la paura sono è stati sopraffatti da vaghe e strane promesse di guarigione basate su cure che non hanno alcun fondamento scientifico. E purtroppo questi fatti sono solamente gli ultimi di una lunga lista di episodi che mostrano come il pensiero scientifico non sia ancora tenuto sufficientemente in considerazione da larghi strati della popolazione e spesso anche da chi vuole cercare un’informazione “clamorosa” anche se del tutto fuorviante.

Guardando infatti quello che è successo in Italia negli ultimi anni sembra infatti che nel nostro Paese la scienza, quella reale, concreta, realizzata nei laboratori e nei centri di ricerca, non sia considerata, o sia considerata molto poco: né dalla classe politica che tiene conto molto spesso degli umori mediatici che si generano intorno a un determinato argomento (vedi ad esempio il Caso Stamina, approdato fin nelle aule parlamentari), né dai giornalisti, che, spesso per incompetenza, rincorrono argomentazioni fasulle ma facili da comunicare, né dal mondo delle associazioni, che sovente si rifà a falsi scienziati o ad argomenti che nulla hanno di scientifico. Sembra che ognuno sia autorizzato a prendere posizione anche se di quella materia non conosce nulla e non interpella chi svolge e porta avanti tutti i giorni progetti di ricerca scientifica.

E il Web la fa da padrone. In Rete si trova di tutto: notizie vere, notizie parzialmente vere e notizie palesemente false o artificialmente manipolate e veicolate attraverso i mille rivoli del Web e dei social media. Notizie che però rimangono tracciate e solcano la Rete, memorizzate nel grande calderone degli aggregatori di notizie o dei motori di ricerca. Notizie che creano spesso disinformazione su tecnologie industriali, cure o malattie, rischi ambientali. Sullo sfondo rimane il problema della credibilità attribuita – a priori – al Web da larghe fasce della popolazione, che assegnano ad esempio ai motori di ricerca (Google su tutti) il ruolo di selettori e certificatori dell’attendibilità di una fonte, dato in palese contrasto con alcune delle componenti fondamentali degli stessi algoritmi di ricerca, fortemente influenzati dal fattore popolarità del contenuto.

Un esempio: il tema delle vaccinazioni obbligatorie per i bambini in età scolare. In seguito ad alcune notizie apparse sul web, amplificate da alcuni media e basate su argomentazioni poco scientifiche in cui si definiscono le vaccinazioni inutili o addirittura dannose per i bambini, si è innescata un’aspra polemica sulla loro effettiva utilità. E il primo risultato, molto pericoloso, di queste notizie, diffuse in particolar modo attraverso i social network, è stato che, per la prima volta dal dopoguerra, si è registrata una diminuzione della percentuale dei bambini vaccinati e sono riapparse alcune malattie che, almeno in Italia, sembravano scomparse da tempo.

Come fare? Come può la comunità scientifica far valere le proprie tesi contro i ciarlatani che ancora nel 2016 si pongono come “guaritori”” o “nuovi stregoni”?

Deve uscire dai propri laboratori e iniziare a comunicare le proprie scoperte, utilizzando anche i canali Web e social, per ridare fiducia e creare una cultura diffusa sul valore del pensiero scientifico e della ricerca. È necessario far capire che attraverso la ricerca scientifica e le sue successive applicazioni si può migliorare la qualità della vita.

Un segnale positivo è venuto in seguito ai recenti episodi citati all’inizio dell’articolo: c’è stata una levata di scudi da parte del mondo medico e scientifico, con articoli sul giornale, trasmissioni televisive e prese di posizione sui più popolari social network, per difendere quello che la scienza medica ha messo in campo in questi anni e per dire che, proprio grazie alla ricerca, oggi la mortalità per certi tumori è drasticamente diminuita.