Intervento della Presidente Diana Bracco

L’evento “Scienze della vita: il modello italiano di innovazione e ricerca a Expo Dubai 2020” è stato organizzato dal Commissariato Generale per la partecipazione italiana nel quadro di “One Year To Go” all’Esposizione Universale di Dubai il 1 ottobre.

1) Diana Bracco

L’Expo di Dubai è la prima esposizione universale dopo quella italiana, e tra un anno Milano sarà impegnata in un simbolico passaggio di testimone.

Il titolo scelto per Dubai 2021, “Connecting minds”, è bellissimo, e sono certa che anche questa Expo si tramuterà in una grande agorà planetaria, luogo di scambio, di conoscenza e di business.

Al centro di questa agorà dovrà esserci la scienza: infatti, se c’è una cosa che abbiamo imparato dalla terribile pandemia di Covid-19 è che non bisogna mai smettere di investire in ricerca.

Per questo è importante che salute, benessere e sicurezza siano anche al centro della partecipazione dell’Italia a Dubai: l’integrazione tra la biologia molecolare, le biotecnologie e il digitale rappresenta del resto la cornice tecnologica che cambierà profondamente la nostra società nei prossimi anni. E l’Italia di questa rivoluzione è un hub pulsante, avendo un network diffuso su tutto il territorio nazionale di valide strutture di ricerca pubbliche e private e di imprese innovative, a cui si è aggiunto il grande progetto di Mind e dello Human Technopole. Nell’ambito delle attività di Padiglione Italia a Dubai, il Cluster ALISEI, che presiedo, farà la sua parte: daremo vita a eventi scientifici in grado di creare una consapevolezza diffusa tra i cittadini di tutto il mondo sulle grandi sfide del nostro presente e del nostro futuro.

D’altronde si sa che, storicamente, le Esposizioni Universali svolgono un ruolo decisivo in tal senso perché valorizzano e veicolano a una platea internazionale contenuti e innovazioni di grande significato.

A proposito di tecnologia, il tema del technology transfer sarà per noi centrale: infatti in un mondo dove il bisogno di innovazione è sempre più evidente, diventa essenziale saper creare un ponte tra coloro che sviluppano nuova conoscenza e coloro che sono in grado di portare i benefici dell’innovazione all’utente finale. La sfida è rendere possibile ed efficace la transizione dei risultati innovativi della ricerca alle applicazioni industriali e al mercato. Mai come in questa fase è decisivo inquadrare le opportunità che scaturiscono da un’innovazione, definirne i fabbisogni di validazione e costruire piani di sviluppo coerenti. Insomma, il technology transfer è una delle funzioni cardinali per generare innovazione, soprattutto di prodotto: nuovi materiali, nuovi strumenti, robotica, alta tecnologia, farmaci, tutto ciò che, in estrema sintesi, può essere brevettato. 

La ricerca italiana da sempre produce risultati importanti in tantissimi campi. Dal canto loro i nostri ricercatori stanno facendosi apprezzare in tutto il mondo: ad esempio, nelle classifiche dei bandi del prestigioso Consiglio europeo della ricerca, l’European Research Council (ERC), gli italiani sono secondi solo ai tedeschi per numero di grant vinti.

A fronte di questi successi, però, l’Italia rimane uno dei paesi più avari nel finanziare la ricerca scientifica. Nelle classifiche internazionali, nella spesa per R&I in rapporto al PIL siamo al 14° posto in Europa, al pari di Spagna e Grecia, e spendiamo meno della metà di Germania, Danimarca e Austria.

Io mi auguro di cuore che parte delle risorse del Recovery Fund vengano impiegate per colmare il gap di investimenti sulla ricerca, perché puntare con coraggio su chi fa innovazione, semplificando le procedure e premiando chi è più meritevole è l’unica via per creare nuova crescita e sviluppo duraturo.  E mi auguro che il Governo italiano decida di utilizzare anche i fondi MES per rilanciare su tutto il territorio nazionale il nostro Servizio Sanitario.

A questo riguardo un ruolo importante sarà certamente svolto proprio dal settore delle Life Science, che non solo rappresenta il 10% del Pil italiano ed è una delle punte di diamante dell’industria del nostro Paese, ma che ha fatto del benessere inteso anche come prevenzione, alimentazione e abitudini di vita corrette e della salute unica uomo ambiente la propria missione. E i risultati per i cittadini non sono mancati, come dimostra la straordinaria crescita nel nostro Paese dagli anni cinquanta a oggi dell’aspettativa di vita.