Gli italiani e il Servizio Sanitario Nazionale

Nella tavola rotonda conclusiva dello scorso “Meet in Italy” a Milano è stato presentato uno studio del Censis su come il nostro Sistema Sanitario Nazionale viene visto e vissuto dagli italiani. Una ricerca molto interessante che ha messo in luce alcuni aspetti estremamente positivi assieme a molte preoccupazioni dei nostri concittadini rispetto al futuro della sanità pubblica.

L’intervento si è aperto con una serie di dati molto positivi che illustrano come negli ultimi cinque anni si siano fatti importanti passi in avanti nella cura e nella diagnosi dei tumori e di alcune gravi patologie. Per quanto riguarda la cura dei tumori, i dati parlano di un netto miglioramento della mortalità in questi ultimi anni con tassi di guarigione sempre più alti. A titolo esemplificativo per i tumori alla tiroide, i melanomi e quelli al colon, il tasso di guarigione è già oggi del 75%, 44% e 37% rispettivamente.

Anche per quanto riguarda la prevenzione, i dati sono incoraggianti: sono più di 2 milioni le persone che nel 2011, grazie a un accertamento diagnostico o un test di laboratorio, hanno scoperto di avere una patologia grave e si sono curati per tempo.

Il settore della salute inoltre produce un grande valore economico ed è un importante serbatoio di lavoro e professionalità qualificata, che ha portato a un aumento dell’occupazione del 12% tra il 2005 e il 2012.

Fatte queste premesse la ricerca del Censis ha messo in luce cosa pensano gli italiani del nostro sistema sanitario: un primo dato molto positivo è che le tecnologie medicali sono percepite come un investimento dal 74,1% del campione intervistato. La qualità della sanità viene valutata in maniera differente a secondo dell’area a cui si riferisce: è alta per i presidi territoriali diffusi, abbastanza alta per le strutture di diagnosi e per gli interventi acuti, mentre risulta bassa per quanto riguarda la cura delle malattie croniche.

I timori per i tagli al bilancio della sanità evidenziano la preoccupazione diffusa che in futuro non si possa più essere più in grado di assicurare cure efficaci e avanzate a tutti. Le ristrutturazioni dei bilanci della sanità pubblica rischiano di minare la sostenibilità sociale: al contenimento del pubblico corrisponde infatti un aumento dei disagi, della spesa privata e delle cure informali. Secondo la ricerca del Censis oltre 12 milioni di persone dichiarano che rispetto a qualche anno fa hanno ricorso in maniera maggiore alle prestazioni sanitarie pagate interamente di tasca propria. Questo onere è legato sia ai costi diretti, quali spese mediche (visite specialistiche, farmaci, ecc.) e spese non mediche (assistenza, trasporto, ecc.), sia a quelli indiretti derivanti da un abbassamento o a una mancanza di reddito connesso alla crisi.

Ma la notizia negativa è che “chi non può pagare rinuncia”. Il Censis indica in circa 9 milioni coloro che nell’ultimo anno hanno rinunciato, per motivi meramente economici, a curarsi.

Secondo gli italiani le risorse economiche per la sanità pubblica vanno ripensate e ritengono che siano stati fatti innumerevoli errori: per il 74% si poteva tagliare in altri settori, per il 71% i tagli accentueranno le differenze di copertura tra Regioni e ceti sociali, per il 66,4% le manovre non riporteranno la spesa sotto controllo, e per il 62% il taglio corrisponde a una riduzione della qualità del servizio.

Per il futuro, oltre a un riequilibrio dell’intervento economico che deve essere in grado di fornire un servizio di qualità senza creare “emarginazioni” sociali, c’è una richiesta – 45% delle risposte – di cure e dispositivi medici sempre più personalizzabili, e per questo tipo di prestazioni il 69% è disposto a pagare di più.

La ricerca del Censis si conclude con una serie di indicazioni che emergono dall’indagine: è necessario sviluppare un concetto di sostenibilità delle cure di ampio respiro e di lungo raggio; è indispensabile collegare le politiche di bilancio alle più ampie strategie di innalzamento della qualità e delle performance dei servizi sanitari, pena un ampliamento delle fratture regionali e di quelle sociali all’interno del Paese; infine bisogna dare la massima importanza agli obiettivi finali di salute e benessere del paziente, alle esigenze reali degli utenti (empowerement), al buon uso delle risorse, all’etica professionale e all’innovazione.