Aringhieri, creare network per potenziare e valorizzare l’innovazione nel settore scienze della vita

Schermata 2016-04-06 alle 12.38.28Intervista a Eugenio Aringhieri, Ceo di Dompé Farmaceutici

La Dompé Farmaceutici è un’azienda storica per il settore delle scienze della vita nazionale. Quali sono state le leve che hanno permesso a una realtà italiana di affermarsi anche sul piano internazionale?

La nostra azienda vanta una storia che si lega a doppio filo a quella dell’eccellenza italiana. Dompé ha maturato una solida expertise nel settore farmaceutico, divenendo una delle realtà più riconosciute nell’ambito della Primary Care. A ciò si affianca il nostro impegno in ricerca, in un settore altamente innovativo quale quello delle biotecnologie. È la nostra grande scommessa: in un panorama mondiale così complesso e competitivo abbiamo deciso di concentrare il nostro impegno nelle malattie rare, con l’obiettivo di mettere a disposizione dei pazienti di tutto il mondo delle soluzioni terapeutiche in grado di avere un impatto positivo sulla loro qualità di vita.

Dompé è oggi un’azienda biofarmaceutica che sta divenendo globale, pur mantenendo un DNA italiano. Dal nostro Polo produttivo e di Ricerca & Sviluppo all’Aquila è iniziato il percorso di studio di alcune molecole oggi in fase di sperimentazione in tutto il mondo, grazie all’attiva collaborazione con 200 centri di ricerca di tre continenti (Europa, USA, Asia).

È proprio attraverso la leva della Ricerca che diamo concretezza al nostro progetto di internazionalizzazione, con una presenza diretta nelle geografie chiave della nostra strategia: nel 2014 è stata inaugurata la sede di New York, a supporto delle attività di ricerca nel continente nordamericano. Dal 2015, inoltre, sono attive la sede di Tirana, dove il Gruppo è presente con il proprio portfolio prodotti nell’area della Primary Care, e la sede di Barcellona, al fine di seguire le collaborazioni già attive con i centri di ricerca spagnoli per lo sviluppo di soluzioni biotecnologiche innovative. Quest’anno prevediamo infine le aperture delle sedi in Gran Bretagna, Germania e Francia.

Dompé è partner del progetto MEDINTECH di Alisei per la creazione di una piattaforma tecnologica italiana concepita per sviluppare la ricerca su nuove molecole per la prevenzione delle infezioni e la cura delle malattie autoimmuni. Il modello di “piattaforma tecnologica” potrebbe essere applicato anche ad altri settori delle Scienze della Vita per incentivare la ricerca?

Sono fermamente convinto del valore del network per dare vita e valorizzare progetti dall’elevato potenziale innovativo. De sempre Dompé sostiene il proprio lavoro di ricerca secondo una logica di “open innovation”, nella convinzione che grazie alla collaborazione tra attori diversi si possa generare un valore per la comunità scientifica e per la collettività. Ed è attraverso la capacità di fare rete che un progetto può rafforzarsi, divenendo competitivo a livello internazionale, in un contesto sempre più globalizzato come quello della ricerca scientifica. Un modello ormai accreditato in Europa, che grazie ad Alisei è arrivato anche in Italia. Abbiamo ritrovato questo spirito nei valori fondanti dei progetti di ricerca promossi dal cluster, tra cui MEDINTECH, frutto di una collaborazione virtuosa tra Istituzioni, aziende e centri di ricerca quali il CNR di Napoli e Humanitas Research. Un progetto di ricerca ambizioso, che si propone di lavorare su prevenzione e approccio terapeutico alle malattie, nella prospettiva di giungere a trattamenti con biofarmaci personalizzati.

Risponde a una logica di network inter-istituzionale anche IVASCOMAR, progetto focalizzato sulle biotecnologie in aree quali l’oftalmologia, di cui è partner anche l’Ospedale San Raffaele, con cui la collaborazione su vari fronti della ricerca è consolidata.

Quali sono oggi i lati positivi e le criticità dell’industria italiana nel settore delle scienze della vita? Quali i margini di miglioramento?

Le stime della crescita del settore farmaceutico in Italia sono significative. I recenti dati divulgati da Farmindustria parlano di un settore estremamente dinamico, con l’Italia che con un incremento della produzione del 5% si conferma secondo produttore d’Europa dopo la Germania e un export che nel 2015 ha segnato un +4%. Secondo paese europeo anche per quota di imprese innovative per domande di brevetto e aumento degli studi clinici, a conferma di un settore che si va via via rafforzando, generando un elevato valore anche per il sistema Paese.

Numeri che, dal mio punto di vista, “abbattono” il pregiudizio per cui in Italia non si sappia fare impresa, né ricerca. Abbiamo realtà in grado di competere con il resto del mondo. Proprio per questo credo che si debba continuare a lavorare per il consolidamento di un ecosistema che favorisca le condizioni per lo sviluppo del settore, in grado di premiare il merito e guardare lontano, indirizzando anche il sistema educativo verso una cultura dell’innovazione. Insomma, la Ricerca deve essere vissuta come investimento strategico e non come un costo, affinché il nostro Paese possa giocare un ruolo di leadership produttiva anche in futuro.

Il Cluster Alisei è nato per promuovere nel Paese l’interazione tra i diversi soggetti che operano nel settore delle scienze della vita. Dal suo punto di vista quali potrebbero essere, le direttrici su cui si dovrebbe muovere nel prossimo futuro?

Credo che il Cluster Alisei sia riuscito a posizionarsi con successo come un acceleratore del trasferimento di conoscenze e tecnologie afferenti all’ambito delle scienze della vita, facilitando l’attrazione di risorse e competenze su progetti altamente innovativi.

Nel futuro potrebbe essere interessante vedere Alisei interagire con i cluster tecnologici di altri settori. Penso ad esempio all’agroalimentare, al fine di individuare sinergie e possibili ambiti di collaborazione, con l’obiettivo di arricchire le prospettive dei progetti portati avanti nell’area delle scienze della vita, divenendo sempre più un “aggregatore” di competenze, proposte e idee progettuali. Non solo. Potrà continuare a svolgere la propria funzione di interlocutore chiave delle Istituzioni, promuovendo azioni che sappiano incentivare l’innovazione strutturale, come dimostrato anche dal ruolo svolto nell’ottica della promozione di una specializzazione regionale a vantaggio della più ampia competitività del sistema Paese.