CAR-T: terapia genica avviata al Meyer per il trattamento su un bambino di 10 anni con leucemia

Una importante sfida per il Meyer che entra così nell’era delle Car-t: curare un bambino di dieci anni, affetto da una leucemia resistente a ogni tipo di terapia.

Il Meyer entra nell’era delle Car-t con una importante sfida: curare un bambino di dieci anni, affetto da una leucemia resistente a ogni tipo di terapia. Il trattamento con terapia genica è stato effettuato a metà dello scorso maggio: a distanza di poco più di un mese dall’infusione delle cellule riprogrammate, i primi esami di controllo hanno rivelato che la cura ha effettivamente azzerato la presenza di cellule malate nel midollo del piccolo paziente. Ed è la prima volta che questo accade da quando il bambino ha iniziato la sua lunga battaglia contro la leucemia. È ancora presto per dire se la malattia si ripresenterà in futuro: determinanti saranno i prossimi mesi. Ma questo primo risultato, anche se parziale, riaccende la speranza degli oncoematologi dell’ospedale pediatrico fiorentino.

Sono soltanto tre al momento in Italia i centri pediatrici che hanno attivato questa terapia d’avanguardia: oltre al Meyer, il Bambin Gesù di Roma e il San Gerardo di Monza. Per la Toscana, si tratta del primo caso in cui un bambino riceve questa terapia. Circa un anno e mezzo fa l’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, ha dato il via libera alla rimborsabilità di questa terapia da parte del Servizio sanitario nazionale e la Regione Toscana, con un’apposita delibera del 25 marzo 2019, ha indicato gli ospedali autorizzati a erogarlo.

“Questo risultato è molto importante per il Meyer che ancora una volta dimostra di essere pronto a cogliere le opportunità che la ricerca scientifica mette a disposizione. Le terapie geniche rappresentano la nuova frontiera della medicina e il nostro ospedale non vuole perdere questo appuntamento con un futuro ricco di preziose possibilità per la salute dei bambini. Per affrontare questa sfida, iniziata nel pieno dell’emergenza epidemiologica da Coronavirus, abbiamo puntato su un imponente lavoro di squadra che ha coinvolto tanti nostri professionisti: ognuno di loro ha messo a disposizione la propria competenza per aiutare questo paziente” spiega Alberto Zanobini, Direttore generale del Meyer.