Voci dal Meet in Italy for Life Sciences 2017

Meet In Italy 28

A margine della quarta edizione del Meet in Italy for Life Sciences 2017 che si è tenuto a Torino dall’11 al 13 ottobre scorso, abbiamo raccolto le voci di alcuni dei relatori del Convegno conclusivo.

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Giuseppe Novelli, Genetista, Rettore dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”

L’Università è uno dei luoghi di elezione della ricerca. Quali sono i meccanismi che l’Università sta mettendo in atto per costruire un percorso efficiente di trasferimento tecnologico verso l’industria nell’ambito delle scienze della vita?

Sono tre le “ricette” che stiamo sperimentando per creare un percorso efficiente: 1) attrazione del capitale umano di eccellenza: la qualità del lavoro che si crea oggi nel mondo può essere mantenuta solo assicurando elevati standard di progettazione dei percorsi e acquisizione di competenze in linea con le richieste di un mercato in continua evoluzione. La nostra competitività si misura anche con la capacità di attrarre talenti; 2) investimento sulla formazione di qualità, grazie a corsi di laurea innovativi e di eccellenza, che formino figure professionali e di ricerca in grado di sviluppare, insieme all’industria, soluzioni tecnologicamente avanzate e sostenibili nel campo delle life science; 3) attivazione di circoli virtuosi di collaborazione tra tutti gli attori coinvolti (istituzioni del territorio, aziende, imprenditori, start-up e giovani, siano essi studenti o ricercatori). È in questa direzione che puntiamo a sviluppare un modello di interazione stabile che ho definito “Spin In”: l’idea (l’innovazione) nasce dal dialogo tra due mondi (quello della ricerca, da un lato, e quello dell’esperienza sul campo e del fare produttivo, dall’altro). Si tratta in sostanza di un “modello” finalizzato sia all’individuazione di innovazione (di prodotto e processo) che possa condurre alla gemmazione di nuove unità produttive in partnership con le aziende (indipendentemente dalla dimensione), sia alla creazione di servizi avanzati a favore dell’impresa per allargarne il potenziale di sviluppo sul mercato. Con la formula “Spin In”, l’Università può cambiare marcia e può rendere dunque possibile il passaggio dal sapere (della ricerca) al saper fare (e bene) dell’impresa.

In altre parole, occorre impegnarsi per una formazione all’avanguardia che sia “attraente” ed efficace, per il rafforzamento della ricerca di base e applicata, per una intensificazione della capacità di innovazione e di brevettazione, garantendo una continua osmosi con il sistema imprenditoriale.

Università è sinonimo di formazione ad alto livello. Secondo lei quale dovrebbe essere il percorso per preparare delle figure adeguate e competenti in un settore a rapida evoluzione come le scienze della vita? Quale dovrebbe essere a livello didattico/formativo il collegamento tra Università e industria?

Un modello da seguire è certamente quello tracciato con i nuovi corsi di laurea professionalizzanti attualmente in fase di studio da una apposita Cabina di Regia del MIUR, ossia percorsi di studio orientati a rafforzare il segmento professionalizzante di istruzione terziaria, in modo coerente con le linee strategiche dell’UE. Inoltre, un percorso formativo che porti oggi a risultati di eccellenza non può che basarsi su formule “internazionali”, per una apertura al mondo, per esperienze di studio e ricerca presso le più prestigiose istituzioni di ricerca e accademiche nel mondo. Ciò significa impegnarsi per favorire corsi integrati in double degree con strutture estere in settori di avanguardia come per esempio la bioinformatica, le nanoscienze.

Infine, per creare un reale collegamento tra Università e industria, oltre alle direzioni di marcia già descritte, occorre lavorare con il sistema impresa e con le istituzioni rappresentative per favorire il decollo di master professionalizzanti d’intesa con l’industria, da un lato, e, dall’altro, sviluppare accordi per rafforzare il placement dei nostri laureati.

ROBERTO PISATI 260x260 C DefaultRoberto Pisati, Direttore Medico Nutricia

Verso dove devono tendere i nuovi sistemi di cura e come si possono inserire in questo ambito gli stili di vita di una persona?

I sistemi di cura, a causa dell’invecchiamento della popolazione con conseguente aumento della domanda di terapie e diagnostica avanzata, rischiano di non essere in grado di tenere sotto controllo i costi. Affinché si possa ottenere una sostenibilità economica del sistema, è necessario sviluppare misure di prevenzione dell’insorgenza di patologie e dare maggior centralità alla gestione delle patologie a livello di territorio, dove risulta meno costosa. Lo stile del vita è importante, in quanto poco costoso da applicare (dal punto di vista economico, non dello sforzo personale) e di grande impatto nel ridurre o ritardare l’incidenza di molte patologie croniche (malattie cardiovascolari, tumori…).

L’alimentazione è risaputo incide in maniera importante sull’insorgenza di alcuni patologie. Questo però non impedisce che, in particolare nelle generazioni più giovani, si assista a sovrappeso e in certi casi all’obesità. Quali potrebbero essere secondo le modalità per insegnare un’alimentazione più sana ed equilibrata?

Un’alimentazione più sana ed equilibrata si ottiene con l’educazione, a partire dalla scuola, esercitata con i più vari e diffusi mezzi di informazione; rendendo più facilmente disponibili e a prezzi più contenuti i cibi e le bevande più salutari; con il buon esempio, a partire dal comportamento alimentare in famiglia e nei luoghi e occasioni pubblici. Fondamentale poi il ruolo degli operatori sanitari che, nelle occasioni di contatto con il paziente, devono ribadire l’importanza e la composizione di una corretta alimentazione (specifica per età, esigenze metaboliche e personali) e chiarire l’impatto che ha sui principali fattori di rischio di malattia.