Start-up e trasferimento tecnologico in Italia

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Francesca Pasinelli, Direttore Generale della Fondazione Telethon

Dal punto di vista privilegiato della Fondazione Telethon qual è lo stato di salute delle start-up italiane? Quali i punti di forza e quali quelli di debolezza?

Partendo dai punti di debolezza, spesso gli spin-off universitari svolgono attività di natura consulenziale o di servizio e quindi, purtroppo, con scarsa capacità di innovazione e crescita. Come riportava anche il XIII Rapporto Netval sulla Valorizzazione della Ricerca Pubblica Italiana 2016, le università, che svolgono un ruolo rilevante nelle prime fasi di avvio e incubazione delle nuove iniziative, hanno pochi strumenti per sostenerne lo sviluppo successivo. In particolare, mi pare diffuso il “vizio” di ricorrere alla creazione di spin-off e start-up come modalità per accedere a finanziamenti pubblici riservati alle imprese, con lo scopo principale di trattenere risorse umane qualificate più che per generare risultati economici. A questo si aggiunge il ricorso limitato a investitori esterni di natura profit che preclude dinamiche di crescita più veloci e diversificate.

D’altra parte Il punto di forza delle start-up italiane è sicuramente la qualità della ricerca da cui originano che però, spesso, non è accompagnata da sufficienti competenze manageriali, d’impresa e finanziarie.

Nel corso del convegno al Meet in Italy è emersa la difficoltà dell’Italia di avviare un serio trasferimento tecnologico dagli enti di ricerca all’industria. Quali secondo lei potrebbero essere degli strumenti da attuare per superare tali problematiche?

Come evidenziato anche dal rapporto finale dell’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR), la gestione della proprietà intellettuale presenta un gap tra capacità inventiva e valorizzazione economica del portafoglio brevettuale. Sul fronte delle attività di trasferimento tecnologico, infatti, rileviamo che, sebbene le università e i centri di ricerca si siano dotati di uffici di trasferimento tecnologico (ne esistono più di 1200) e alcuni di essi abbiano un focus specifico sul settore biomedico, le criticità sono legate a una professionalità non adeguata, con una prevalenza di competenze amministrativo/legali rispetto a quelle tecnico/scientifiche e a una mancata definizione delle “buone pratiche” del trasferimento tecnologico.

Inoltre, il sistema italiano soffre della mancanza di finanziamenti pubblici specifici per i passaggi critici del processo di trasferimento tecnologico, ossia ricerca pre-competitiva e competitiva, industrializzazione e piani di marketing (carenza evidenziata anche dal rapporto “Il ruolo dell’ecosistema dell’innovazione nelle scienze della vita per la crescita e la competitività dell’Italia, Ambrosetti, 2016”).

Una delle proposte di Fondazione Telethon è quella di lanciare bandi pubblici per il finanziamento della fase cosiddetta di “proof of concept” o “gap funding”, in cui però i tre fattori critici sono:

  1. la qualità della ricerca da cui si parte che deve essere “certificata” dall’aver ottenuto in precedenza finanziamenti altamente competitivi;
  2. i criteri di valutazione dei progetti PoC che devono essere fortemente orientati al potenziale traslazionale dei progetti;
  3. il profilo dei valutatori che non deve essere esclusivamente o prettamente scientifico/accademico.