Pubblicato il 13° rapporto sanità, cresce la spesa farmaceutica

Rapporto Sanità

È stato presentato a Roma, poco prima di Natale, il 13° Rapporto Sanità dal titolo: “Il cambiamento della Sanità in Italia fra Transizione e Deriva del sistema“, predisposto dal Consorzio per la Ricerca Economica Applicata in Sanità (C.R.E.A. Sanità) dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”.

Il Rapporto evidenzia come sia in atto un profondo cambiamento del SSN e delle sue articolazioni regionali, e fornisce un quadro completo dello stato di salute della nostra Sanità nazionale, partendo dall’osservazione che l’Italia risulta, tra i Paesi ad economia avanzata, quello con il più alto tasso di invecchiamento della popolazione (gli over 65 rappresentano infatti il 22,3% della popolazione totale). Il nostro Paese risulta uno dei più longevi al mondo: l’aspettativa di vita si attesta a 85 anni per le donne e 80,6 per gli uomini.

Questo, come evidenziato nel Rapporto, provoca degli effetti sul nostro SSN dal momento che in Italia un anziano su due soffre di almeno una malattia cronica grave o è multi-cronico, con quote, tra gli ultra ottantenni, rispettivamente di 59% e 64%. I dati sono peggiori rispetto alla media UE e ciò denota, prosegue il Rapporto Sanità, una difficoltà del Sistema Sanitario nel far fronte a tali mutamenti demografici. Un dato incoraggiante emerge invece dalle attività di prevenzione che, in particolar modo per la popolazione anziana, fa vedere come i ricoveri e i decessi in ospedale abbiano avuto un’incidenza decisamente inferiore alle attese negli ultimi anni.

Dati che devono far riflettere sono quelli relativi alla spesa sanitaria delle famiglie: nel 2015 il 77,5% delle famiglie ha fatto ricorso a spese sanitarie out of pocket, con un aumento della spesa effettiva pro-capite del 2,4%, senza contare che, complice la crisi economico-finanziaria di questi ultimi anni, ben il 17,1% delle famiglie residenti (circa 4,4 milioni di persone) ha dichiarato di aver cercato di limitare le spese sanitarie per motivi economici e, di queste, 1,13 milioni le hanno annullate del tutto. In linea generale i nuclei familiari che hanno avuto seri problemi economici derivanti dalle spese sanitarie sono prevalentemente mono o bicomponenti, con un’età media elevata.

La spesa sanitaria nazionale, nel 2016, è risultata complessivamente inferiore del 31,2% rispetto a quella dell’Europa Occidentale, mentre si osserva un avvicinamento della nostra spesa a quella dei Paesi dell’Europa Orientale.

Per la spesa farmaceutica i dati evidenziano come sia aumentata nel 2016 del 9% rispetto al 2015, attestandosi a circa 470 € pro-capite. Ciò ha provocato una sostanziale rottura dell’equilibrio della spesa farmaceutica che si era mantenuta più o meno costante negli anni. A livello regionale, rispettano il tetto di spesa per i farmaci solamente le due Province Autonome di Trento e Bolzano, la Valle d’Aosta e il Veneto. A un aumento della spesa pubblica per i farmaci si assiste a una diminuzione di quella privata (-2,3% nell’ultimo anno).

Sempre sul fronte della spesa per i farmaci, va annoverato che i nuovi prodotti immessi sul mercato tra il 2014 e il 2015 hanno rappresentato il 10,7% della spesa farmaceutica pubblica nel 2015 e il 16,0% nel 2016. Su questo aspetto in particolare il Rapporto suggerisce un maggior monitoraggio sull’accesso ai farmaci di recente introduzione nel prontuario, per scongiurare tanto gli sprechi che i rischi di razionamento.

In conclusione il nuovo Rapporto Sanità evidenzia alcuni aspetti che dovrebbero essere al centro della formulazione delle future politiche sanitarie:

  • come difendere l’universalismo e in particolare come salvaguardare la sua equità;
  • come rendere compatibile la governance dell’innovazione con i vincoli economici del sistema per costruire nuove regole;
  • come trasformare i cambiamenti in atto in possibilità di investimento.

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