Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane: “Le disuguaglianze di salute in Italia 2018”

Osservatorio Regionale Salute

L’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane, un’iniziativa dell’Istituto di Sanità Pubblica-Sezione di Igiene dell’Università Cattolica del Sacro Cuore in collaborazione con gli Istituti di Igiene delle altre Università Italiane e numerose istituzioni pubbliche nazionali e regionali, ha recentemente pubblicato un focus sulle Disuguaglianze della salute in Italia.

Il problema delle disuguaglianze nel settore della sanità è stato ampiamente discusso a livello scientifico e istituzionale, ma dai dati che emergono da questo studio si evidenziano ancora sensibili divari di salute sul territorio italiano, nonostante il nostro Sistema Sanitario Nazionale sia nato per  tutelare la salute come diritto fondamentale dell’individuo e della collettività, e per superare gli squilibri territoriali nelle condizioni socio-sanitarie del Paese. Purtroppo i vincoli di finanza pubblica hanno acquisito nel corso degli anni sempre maggiore importanza, fino a stabilire che i volumi di assistenza erogati debbano essere compatibili con le risorse assegnate. E questo ha portato agli squilibri che vengono evidenziati nella ricerca dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane.

Vediamo di riportare i dati più significativi dello studio, rimandando al documento pubblicato per una visione più completa.

Innanzitutto i dati sull’aspettativa di vita evidenziano come la speranza di vita per gli uomini è 81,2 anni e per le donne 85,6 per il Nord-est del Paese, mentre è decisamente inferiore nelle regioni del Mezzogiorno, dove si attesta a 79,8 anni per gli uomini e a 84,1 per le donne, fino ad arrivare a valori di 78,9 anni per gli uomini e 83,3 per le donne in Campania.

Non meno gravi i divari sociali di sopravvivenza legati all’istruzione: un cittadino può sperare di vivere 77 anni se ha un livello di istruzione basso e 82 anni se possiede almeno una laurea. E sempre il grado di istruzione incide sulla presenza di patologie croniche: nella classe di età 25-44 anni la prevalenza di persone con almeno una cronica grave è pari al 5,8% tra coloro che hanno un titolo di studio basso e al 3,2% tra i laureati. Differenza che aumenta con l’età: nella classe 45-64 anni, è il 23,2% tra le persone con la licenza elementare e l’11,5% tra i laureati .

Dallo studio si evince che i divari di salute diventano preoccupanti quando sono legati allo status sociale, poiché i fattori economici e culturali influenzano direttamente gli stili di vita e condizionano la salute. Un tipico esempio è rappresentato dall’obesità, uno dei più importanti fattori di rischio per la salute, che interessa il 14,5% delle persone con titolo di studio basso e solo il 6% dei più istruiti. Anche considerando il livello di reddito gli squilibri sono evidenti: l’obesità è una condizione che affligge il 12,5% del quinto più povero della popolazione e il 9% di quello più ricco.

Alle disuguaglianze di salute si affiancano quelle di accesso all’assistenza sanitaria pubblica: si tratta delle rinunce, da parte dei cittadini, alle cure o prestazioni sanitarie a causa dell’impossibilità di pagare il ticket per la prestazione che, in seguito alla crisi economica di questi ultimi anni, ha visto un numero sempre maggiore di persone rinunciare alle cure. Questo è un problema molto serio, che poi si riflette sul costo sociale della malattia, in quanto influisce in maniera significativa sulla capacità di prevenire la malattia o sulla tempestività della sua diagnosi.

In conclusione lo studio illustra alcune proposte per superare nel futuro questo gap tra le diverse regioni italiane, anche se mette in guardia che il tema delle diseguaglianze della salute può rappresentare “…un elemento di preoccupazione per la sostenibilità politica del nostro Servizio Sanitario Nazionale, poiché i persistenti divari sociali che lo caratterizzano potrebbero far vacillare il principio di solidarietà che ispira il nostro welfare, contrapponendo gli interesse delle fasce di popolazione insofferenti per la crescente pressione fiscale, a quelli delle fasce sociali più deboli che sperimentano peggiori condizioni di salute e difficoltà di accesso alle cure pubbliche. Per questi motivi sarebbe auspicabile rivedere i criteri di esenzione dalla compartecipazione alla spesa sanitaria e di accesso alle cure…”.

Scarica il Focus sulle Diseguaglianze della salute in Italia.