MIT4LS, un importante momento di discussione per un settore di punta dell’economia nazionale

Intervista a Diana Bracco, Presidente Cluster Tecnologico Nazionale Scienze della vita ALISEI

Quali sono le sue valutazioni sul Meet in Italy for Life Sciences che si è tenuto quest’anno a Bologna?

Non posso che dirmi più che soddisfatta da questa edizione del Meet in Italy for Life Sciences organizzata dalla Regione Emilia Romagna e da Aster, a cui rivolgo innanzitutto un ringraziamento speciale per l’ottima riuscita della manifestazione. Il successo è attestato anche dai numeri di questa tre giorni: oltre mille iscritti da 37 Paesi europei ed extraeuropei e più di 1700 incontri one to one. Il Meet in Italy si è dimostrato ancora una volta il principale appuntamento nazionale di matchmaking e di aggiornamento su temi di attualità nell’ambito delle Scienze della Vita.

Rivolgo inoltre un ringraziamento a tutti i relatori e ai keynote speaker delle tre giornate, oltre ai partecipanti che hanno animato i tanti workshop e gli incontri a Bologna.

Anche grazie a questo appuntamento annuale il Cluster Alisei sta lavorando per accreditarsi sempre più come un grande motore dell’innovazione italiana nel settore delle Scienze della Vita, un catalizzatore di idee e un punto di raccordo tra ricerca e industria. La sfida che vogliamo vincere è riuscire ad affermarci come efficace strumento di bilanciamento, equilibrio e coesione delle diverse realtà regionali e nazionali che compongono il Cluster. Nel Piano strategico di Alisei il trasferimento tecnologico e la valorizzazione della ricerca sono due elementi prioritari che ci vedono impegnati e che saranno al centro delle nostre attività nei prossimi mesi e anni.

Tra l’altro, sul fronte della ricerca e innovazione stiamo vivendo un momento particolare: ho incontrato il Ministro Marco Bussetti al IV Technology Forum Life Sciences Ambrosetti, dove ha annunciato che il Governo sta lavorando alla creazione a Palazzo Chigi di una cabina di regia interministeriale sulla ricerca, come primo passo per una governance centralizzata ed efficace. È un’apertura importante che come mondo delle imprese seguiremo con attenzione.

Qual è la situazione del settore delle scienze della vita oggi in Italia?

Al Forum Ambrosetti è stato presentato il quarto rapporto di Technology Forum Life Sciences. Un Rapporto molto ricco di spunti che, pur non nascondendo i limiti italiani del settore della ricerca, traccia un quadro di cui possiamo essere orgogliosi.

L’analisi del comparto delle scienze della vita in Italia mette in luce un ecosistema attivo e dinamico, in grado di generare benefici socioeconomici rilevanti. Si tratta di un settore contraddistinto da una forte propensione all’export e all’internazionalizzazione e da un’elevata spinta all’innovazione. Prendendo in considerazione sia il contributo diretto sia l’indotto, la filiera Life Science in Italia ha registrato nel 2016 un valore della produzione pari a oltre 207 miliardi di euro e un valore aggiunto che si conferma pari al 10% del PIL nazionale, ovvero uguale a 95,5 miliardi di euro.

Prevalentemente di piccole e medie dimensioni, le nostre imprese dimostrano di riuscire a essere competitive sui mercati internazionali. Lavorando soprattutto secondo una dinamica di Open Innovation, sono in grado di operare in perfetta sinergia con tutti gli stakeholder della filiera.

Ai primi posti per competitività industriale, produttività, specializzazione e investimenti in Ricerca & Sviluppo, il mondo delle scienze della vita mostra di essere estremamente attivo anche sul lato scientifico: nell’ambito delle pubblicazioni l’Italia si posiziona prima nel settore oncologico e terza in Europa per numero di citazioni in campo medico. Tra i primi 10 Paesi per pubblicazioni, l’Italia si conferma primo al mondo per numero di citazioni per ricercatore, considerato un arco di tempo ventennale di pubblicazioni.

La filiera delle life science ha inoltre un impatto notevole a livello occupazionale: gli impiegati nella filiera, tutti di alta qualificazione, superano il milione e 700 mila. A questi, per effetti diretti, indiretti e indotti si aggiungono complessivamente almeno altri 2 milioni di posti. Un settore così strategico per lo sviluppo e l’occupazione merita dalla politica un’attenzione particolare.

Quali sono le sfide che le life science devono vincere nel prossimo futuro?

Il tema della governance della ricerca ha un’importanza strategica, tanto quanto quello della capacità del nostro Paese di attrarre investimenti. L’apertura del Ministro Bussetti che ho citato prima è molto positiva in quest’ottica.

Una sfida da vincere, imprese e istituzioni insieme, è quella dei fondi comunitari: è urgente attrezzarsi in modo efficace per recuperare il più possibile delle risorse che l’Italia destina al bilancio europeo. In particolare, per ciò che riguarda la R&I, dobbiamo cogliere l’opportunità rappresentata dal nuovo programma Horizon Europe, che ha previsto un importante aumento delle risorse di Horizon 2020 e che dovrebbe raggiungere un budget di 100 miliardi di euro (per il settore salute saranno destinati nel periodo 2021/2027 oltre 7,7 miliardi di euro).

L’Italia deve essere preparata e determinata con una specifica strategia e con risorse umane di altissimo livello per presentare progetti in grado di vincere i bandi e di intercettare gli ingenti fondi europei. Come Confindustria monitoriamo continuamente la partecipazione industriale dell’Italia ai bandi, e la situazione non è soddisfacente. Il nostro Paese mostra un tasso di successo dei bandi al di sotto della media europea, infatti nel complesso l’Italia ha ottenuto finora mediamente l’8% del budget totale di Horizon 2020.

Dunque, c’è molto da fare e Confindustria si sta impegnando fortemente per aiutare le singole aziende a presentare progetti vincenti realizzati in collaborazione con la ricerca pubblica e le Università. Certo occorre che a tutti i livelli, a iniziare da quello istituzionale, ci si renda conto che su questa partita ci giochiamo una buona fetta di futuro.