Life science: serve una maggiore collaborazione, coesione e conoscenza

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Intervista a Giorgio Gerometta, Amministratore Unico di CBM, Centro di Biomedicina Molecolare

CBM, di cui lei è stato eletto recentemente presidente, raggruppa aziende, enti e istituti di ricerca del Friuli-Venezia Giulia. Quali saranno i punti principali che intende seguire per i prossimi anni?

Il ruolo di CBM nei prossimi anni sarà quello di continuare nel rafforzamento dei risultati raggiunti a livello regionale nel settore delle Scienze della Vita. Un importante motore di sviluppo in questi anni è stata, senza dubbio, la scelta della regione ad investire in questo settore in espansione, grazie al lavoro fondamentale di networking  e sostegno strategico che CBM ha messo in campo nel dimostrare come il settore della Salute Intelligente rappresentasse un’Area di Specializzazione S3 del territorio molto promettente, sulla quale investire.

CBM, quale gestore del Cluster Smart Health del Friuli-Venezia Giulia, avrà come compito principale quello di valorizzare l’intero comparto BioHighTech, composto da oltre 130 imprese (di cui il 95% è rappresentato da PMI operanti nei settori medtech, biotech, e-health e delle tecnologie dell’Ambient Assisted Living), 11 enti di ricerca, 2 IRCCS e 2 Aziende Sanitarie Universitarie Integrate, per facilitarne l’innovazione, la crescita e la competitività internazionale.

La Regione, pur essendo di piccole dimensioni, contando circa 1.200.000 abitanti, si trova in una posizione geografica strategica che le permette facili scambi e partnership con paesi quali la Germania (in particolar modo la Baviera), l’Austria, la Slovenia e tutti i paesi delle regioni balcaniche, in pratica all’intersecazione di due high tech corridor. L’attenzione sarà posta sull’attivazione di collaborazioni tra questi territori e sull’incrementare l’internazionalizzazione delle PMI.

Un’ulteriore peculiarità della Regione in ambito Life Science è rappresentata dalle numerose eccellenze accademiche e dagli enti di ricerca internazionali che generano conoscenza ed innovazione da trasferire al settore industriale.

Una dimostrazione del valore dell’innovazione sul territorio è appena stata confermata dal rapporto RIS (Regional innovation scoreboard) della Commissione Europea, che vede la regione Friuli-Venezia Giulia come l’unica regione italiana definita “strong innovator”. A tale proposito CBM potrà continuare a rivestire un ruolo fondamentale nei prossimi anni per facilitare e supportare la valorizzazione, in termini produttivi ed industriali, degli investimenti pubblici regionali nell’Area di Specializzazione “Smart Health”. La Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia ha investito, infatti, ben 16,9 milioni di euro di fondi strutturali 2014-2020, per progetti di ricerca ed innovazione collaborativi tra ricerca ed impresa nel settore Salute.

Un importante appuntamento, in cui CBM sarà presente è rappresentato da ESOF2020 che vedrà Trieste Capitale della Scienza nel mese di luglio 2020 e durante il quale verranno presentati importanti progetti riguardanti l’ambito “Science to Business” per le Life Science.

Sono due le sfide più importanti che CBM dovrà affrontare nei prossimi anni, una riguardante la medicina traslazionale volta a facilitare l’intero ecosistema della salute regionale ad applicare in modo sostenibile terapie sempre più personalizzate, l’altra a creare le condizioni favorevoli per il comparto industriale – caratterizzato da forte dinamismo, innovazione e crescita con un aumento del 10% del fatturato dal 2014 al 2017 – a collaborare strettamente ed in modo sinergico con le strutture ospedaliere pubbliche del territorio, che rappresentano l’utilizzatore finale delle innovazioni. Entrambe le sfide hanno come partner principale le istituzioni regionali.

Quest’anno Trieste ospita il Meet in Italy for Life Science, l’evento di punta del Cluster ALISEI e del quale CBM è main organiser. Quali sono le vostre aspettative sia sul piano locale sia su quello nazionale o internazionale?

Per CBM, co-organizzare la sesta edizione del Meet in Italy for Life Sciences a Trieste, rappresenta un’occasione eccezionale di incontro e confronto, a livello nazionale e internazionale, tra i principali stakeholder del settore sui temi di maggiore attualità. Quest’anno si parlerà di genomica ed epigenomica per una medicina personalizzata, dello sviluppo di nuovi biofarmaci e di nutraceutica, temi che rivestono sempre più importanza nell’ambito della prevenzione e del supporto terapeutico.

Il Meet in Italy for Life Science è il più importante appuntamento nazionale che richiama l’attenzione di tutti gli operatori, dalla ricerca all’industria e questo consentirà alla città di Trieste e all’intera regione un’importante visibilità.

In particolare, il fattore che si vuole privilegiare è quello dello stimolo a un maggiore coinvolgimento dei partner dell’area balcanica, in modo tale da costituire anche un ponte tra questo importante evento nazionale e internazionale e quello che vedrà Trieste ospitare ESOF nel 2020. Le profonde connessioni che il settore Life Science presenta tra Science & Business costituiscono a mio avviso un viatico fondamentale per tutti i settori di innovazione tecnologica in ambito Salute in Italia ed in Europa.

È necessario quindi mantenere alta l’attenzione su come ottimizzare i processi di trasferimento tecnologico tra ricerca ed impresa valorizzando gli investimenti pubblici.

Una forte collaborazione tra la governance regionale e il governo centrale permette di portare l’attenzione sulle scelte strategiche che la politica e l’amministrazione centrale può mettere in campo nel nostro Paese a sostegno del settore mantenendo una forte connessione con le politiche europee.

CBM è socio del Cluster ALISEI. Quali sono, secondo lei, gli obiettivi che il Cluster deve perseguire per affermare il settore delle life science italiano in Europa e nel mondo?

L’obiettivo principale è sicuramente quello di creare a livello nazionale un network forte che possa competere con i principali player internazionali. Per far questo ALISEI deve continuare a promuovere il più possibile collaborazioni forti tra i ricercatori, scienziati, ingegneri, matematici, clinici a livello nazionale e internazionale, favorendo le interconnessioni tra le singole specializzazioni scientifiche e le conoscenze e professionalità presenti nelle imprese appartenenti al Cluster. Connettere le persone – in particolare le loro professionalità e le loro idee – con i principali investitori e finanziatori per valorizzare il risultato delle ricerche permetterà al Cluster di affermarsi a livello mondiale.

Perché un cluster nazionale possa infatti emergere a livello mondiale, occorre che la collaborazione tra mondo della produzione e della finanza e quello delle università dei centri di ricerca si rafforzi ulteriormente, costituendo un fattore cruciale di successo.

Questo obiettivo macro è composto di obiettivi intermedi già messi in luce in questi anni, ma che devono essere ulteriormente rafforzati, vale a dire una maggiore collaborazione tra regioni sulla governance del settore, una più stretta collaborazione tra gli istituti di tecnologia e le imprese che operano nel settore Life Science, una maggiore conoscenza e diffusione dell’informazione in merito alle dotazioni infrastrutturali, alle conquiste tecnologiche e ai risultati scientifici di successo internazionale. Promuovere maggiormente l’evento flagship “Meet in Italy for Life Sciences” a livello internazionale, in modo da farlo diventare uno dei meeting principali a livello mondiale.