La ricerca di base è il motore delle grandi innovazioni nella medicina

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Intervista a Tullio Pozzan – Direttore Dipartimento Scienze Biomediche CNR

Come la medicina personalizzata sta influenzando il settore della ricerca nel comparto delle scienze della vita?

La medicina personalizzata è uno dei punti chiave della medicina moderna e il CNR è fortemente impegnato su questo aspetto, sia a livello di coordinamento tra i diversi centri, sia all’interno dei singoli istituti dove si stanno portando avanti queste linee di ricerca.

In parole semplici possiamo dire che medicina personalizzata significa comprendere che esistono i singoli malati e non una malattia in generale. Tutti gli approcci terapeutici che dobbiamo e possiamo mettere in atto devono quindi tenere conto dell’individualità del soggetto malato. Curare oggi un maschio o una femmina, un bambino o un anziano pone problemi molto diversi: il profondo cambiamento in atto nel mondo della medicina è la possibilità di analizzare il patrimonio genetico di una persona e quindi di adattare il tipo di trattamento alle particolari condizioni del paziente e del suo patrimonio genetico. Oggi è possibile accedere al patrimonio genetico del singolo paziente grazie alla tecnologia, lo si può fare in tempi brevi e con costi limitati. Siamo davanti a una rivoluzione dell’approccio al malato e alla malattia.

La possibilità di conoscere il patrimonio genetico di una persona, la sua predisposizione a determinate malattie e la sua capacità di rispondere a un determinato farmaco, pone anche una serie di problemi di tipo etico che non sono ancora stati completamente risolti. Tutte queste informazioni sono dati estremamente sensibili che, se cadessero nelle mani sbagliate, potrebbero, ad esempio, portare a polizze assicurative molto alte, a licenziamenti, ecc.

Il problema della privacy dei dati è un tema rilevante e importantissimo.

Con la medicina personalizzata i nostri ricercatori devono essere in grado di sviluppare sia gli approcci tecnologici, in grado di sequenziare velocemente il DNA, sia la capacità di condurre un’analisi delle informazioni. Quest’ultimo aspetto si lega alla quantità immensa di dati che devono esser gestiti: stiamo parlando infatti di svariati miliardi di sequenze di basi di patrimonio genetico. Il tema centrale diventa quindi come gestire i big data, dove immagazzinarli e come analizzarli tenendo conto dei criteri di privacy e segretezza.  In Italia abbiamo dei gruppi che sono all’avanguardia a livello europeo per questo tipo di studi.

 

Quali sono i trend di sviluppo della ricerca?

Oggi la ricerca, secondo me, è caratterizzata da due grandi filoni paralleli: uno è quello dell’applicazione dei dati e l’altro è la ricerca di base.

Per troppo tempo abbiamo accumulato informazioni a livello di ricerca di base, senza avere i mezzi e le capacità tecniche per poter portare questi dati al letto del malato.

Oggi finalmente la maggior parte della ricerca nel campo biomedico si sta muovendo verso l’applicazione delle conoscenze di base alla diagnostica e questo è un passo molto importante, perché significa dare nuove speranze di vita alla popolazione.

Le grandi rivoluzioni nella biomedicina richiedono però una ricerca di base molto forte, perché in questo ambito che si fanno le grandi scoperte che rivoluzionano sia le conoscenze sia gli approcci terapeutici. Mi piace ricordare che nel 1984 ci furono due ricercatori che vinsero il premio Nobel per le loro teorie sulla specificità nello sviluppo e nel controllo del sistema immunitario cercando di capire i meccanismi con cui le cellule linfocitarie, che producono gli anticorpi, mettevano insieme queste molecole e le rilasciavano all’esterno. Il problema era certamente interessante da un punto di vista teorico, ma cosa avrebbe potuto portare? Bene, da questo tipo di scoperta si è sviluppata la capacità di produrre gli anticorpi monoclonali che hanno rivoluzionato la medicina e la diagnosi. Esempi di questo genere ce ne sono tantissimi.

La ricerca di base, apparentemente avulsa da applicazioni, è quella che permette di fare i veri salti allo sviluppo della medicina. Un Paese non può non finanziare, e in modo consistente, la ricerca di base. Purtroppo, in Italia è un concetto che fa fatica a essere applicato in maniera adeguata. La stessa Commissione Europea finanzia progetti che possono dare rapidamente risposte in termini di salute dei pazienti, ma parallelamente ha creato lo European Research Council, un centro europeo supportato da finanziamenti importanti con cui si incentiva la cosiddetta ricerca “curiosity driven”. Attraverso questi finanziamenti, estremamente prestigiosi e sostanziosi, in cui gli italiani hanno un grande successo come ricercatori è possibile fare ricerca di base. Questo progetto è un’evidenza di come la Commissione Europea abbia compreso l’importanza della ricerca di base, concetto che purtroppo in Italia non è ancora passato.

Tornando a quanto detto inizialmente, i dati e la ricerca di base sono due strade che devono andare parallele per trasferire i propri risultati alla ricerca applicata.

 

Il Cnr è tra i soci del Cluster Alisei che si pone come trait d’union tra il mondo della ricerca, quello industriale e le istituzioni pubbliche. Quale è il salto che devono fare tutti questi soggetti per dare vita a un ecosistema delle scienze della vita competitivo a livello internazionale?

Visti i costi raggiunti, la sperimentazione clinica può essere portata avanti solo dalle big pharma: nessuna piccola realtà è in grado di sostenerneli.In Italia, ad eccezione di qualche piccola sede di multinazionali, le big pharma non esistono.

Tuttavia, abbiamo il grande vantaggio di avere ospedali che possono svolgere la sperimentazione clinica e quindi possono essere coinvolti dai grandi player internazionali. Cercare di stabilire un rapporto tra quello che viene prodotto dalla scienza italiana in termini di ricerca e le strutture sanitarie del nostro Paese è uno dei ruoli che potrebbe essere svolto da strutture come il Cluster Alisei.

Il grande problema è che la ricerca industriale italiana è stata pesantemente danneggiata nel passato e oggi sta cercando di rialzarsi, ma con difficoltà e senza, per ora, raggiungere i fasti degli anni passati. Alisei sta svolgendo un importante ruolo da questo punto di vista, ma purtroppo i finanziamenti ritardano e questo limita il suo operare.

I finanziamenti ci sono, sono anche stati stanziati, ma non vengono erogati secondo le tempistiche che sono fondamentali per la ricerca. Il problema del sistema italiano sono i tempi di finanziamento, grande limite per tutta la ricerca pubblica italiana.