Intervento del Presidente Diana Bracco al Technology Forum Life Sciences

Diana Bracco

Prima di cominciare voglio ricordare la figura di Eugenio Aringhieri mancato tragicamente pochi mesi fa. Un uomo di grande valore che è stato molto importante per ALISEI.

Inizio il mio intervento parlando di un’iniziativa che mi sta molto a cuore. Il 19 luglio scorso, il Presidente del Cluster Agrifood Luigi Scordamaglia ed io abbiamo dato vita all’intercluster Salute, Alimentazione e Qualità della vita firmando un protocollo d’intesa con l’obiettivo di rafforzare il nostro ecosistema industriale e di ricerca pubblica e privata, aumentando le capacità di attrarre investimenti a livello internazionale e rendendo più efficienti le preziose risorse già annunciate. L’alleanza tra Cluster Agrifood e ALISEI si prospetta come una delle iniziative più importanti, anche in ambito internazionale, per la decade della nutrizione 2016-2025 annunciata dall’OMS.

La sfida che vogliamo vincere è quella di consolidare l’importante primato italiano del Food & Drug attraverso la R&I. Questa sinergia renderà sistemica la cooperazione, elaborando una visione comune per il miglioramento della qualità della vita. Come recita il Protocollo, le tematiche di riferimento saranno: Valorizzazione del modello italiano di stile di vita e della dieta mediterranea, Nutraceutica, Qualità Produzione Primaria e Nutrizione, Diabete e malattie collegate; Nutrigenomica; Rapporto tra Sport, Benessere e Nutrizione; Diagnostica preventiva.

Il tutto tenendo presenti le due grandi sfide che i nostri settori hanno all’orizzonte: l’Expo Dubai 2020 dedicato al tema “Connecting Minds, Creating the Future” e lo Human Technopole.

Quest’ultimo, in particolare, per ALISEI ha un’importanza strategica, perché farà dell’Italia uno dei più importanti hub internazionali delle scienze della vita. Il Tecnopolo, come mi ha spiegato Iain Mattaj la scorsa settimana e come ha ribadito nell’intervista al Corriere di ieri, sta procedendo secondo la tabella di marcia. Lui ne assumerà la guida a partire dal primo gennaio, ma stanno già partendo i bandi ed entro la fine dell’anno si apriranno centinaia di posizioni: sarà una grande opportunità per far rientrare dall’estero ricercatori italiani di valore.

Venendo al tema di questa quarta edizione del Technology Forum 2018, ricordo che il settore life science in Italia è in grande espansione; la filiera (biotech,  farmaceutica e biomedicale) registra un valore della produzione di oltre 320 miliardi di euro nel 2015, conta 2,4 milioni di addetti e investimenti della manifattura pari a 2.8 miliardi di euro . Considerando sia il contributo diretto sia l’indotto, il valore aggiunto della filiera life science corrisponde al 10,7% del PIL. A questi positivi dati si è aggiunta quest’anno la notizia che il Farma italiano ha superato la Germania, diventando primo in Europa nella produzione farmaceutica: 31,2 miliardi contro i 30 dei tedeschi.

Un successo dovuto al boom dell’export, che oggi sfiora i 25 miliardi, con un vero e proprio raddoppio dell’industria nel Centro e nel Mezzogiorno negli ultimi dieci anni con veri poli di eccellenza nel Lazio, in Abruzzo e in Puglia. Non va poi dimenticato che la ricerca in Italia nelle scienze della vita è di altissimo livello; esistono quindi tutti i presupposti per consolidare e potenziare la leadership italiana nel settore.

Di recente ho avuto l’opportunità di fare presente al Vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio, che ho incontrato in Assolombarda, che  per favorire la crescita economica, l’occupazione e il benessere dei cittadini il Governo deve puntare su ricerca e innovazione, che sono  la vera chiave del successo di ogni singola azienda e dell’intero Paese. Solo con prodotti unici e all’avanguardia si può competere infatti sul mercato globale. L’Italia deve fare scelte nette. A questo riguardo, abbiamo letto con grande interesse le dichiarazioni del Ministro nella sua audizione al Senato dello scorso luglio. Serve infatti uno sforzo corale nel quale ogni attore giochi un ruolo importante ma sempre nell’interesse comune.

Per questo è fondamentale il supporto dell’esecutivo verso i Cluster – istituiti nel 2012 come infrastrutture intermedie che realizzano il coordinamento tra Stato, Regioni, Associazioni locali e Associazioni imprenditoriali e imprese in materia di ricerca. Bisogna anche concentrare le poche risorse pubbliche disponibili sulle eccellenze e su settori strategici come è quello delle scienze della vita. E infine attrezzarsi per recuperare il più possibile delle risorse che l’Italia destina al bilancio comunitario.

In particolare, per ciò che riguarda la R&I, dobbiamo cogliere l’opportunità rappresentata dal nuovo programma Horizon Europe, che ha previsto un importante aumento delle risorse di Horizon 2020 e che dovrebbe raggiungere un budget di 100 miliardi di euro (per il settore salute saranno destinati nel periodo 2021/2027 oltre 7,7 miliardi di euro).

L’Italia deve essere preparata e determinata con una specifica strategia e con risorse umane di altissimo livello per presentare progetti in grado di vincere i bandi e di intercettare gli ingenti fondi europei. Accedere a queste risorse finanziarie è per le imprese e per il sistema Paese un obiettivo strategico imprescindibile.

Come Confindustria monitoriamo continuamente la partecipazione industriale dell’Italia ai bandi, e la situazione non è soddisfacente. Il nostro Paese mostra un tasso di successo dei bandi al di sotto della media europea. Nel complesso, l’Italia ha ottenuto finora mediamente l’8% del budget totale di Horizon 2020, quota che varia a seconda dei temi affrontati.

La tematica in cui l’Italia ottiene il maggior contributo finanziario in termini assoluti è Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione-ICT, quella in cui il nostro Paese registra invece il dato migliore, in percentuale, è lo Spazio, con una quota di budget pari al 13,9% del contributo assegnato dal Programma.

Nelle Sfide per la Società, infine, il nostro Paese ottiene l’8,9% per l’Ambiente e il 6,8% per la Salute. Dunque c’è molto da fare e infatti Confindustria si sta impegnando fortemente per aiutare le singole aziende a presentare progetti vincenti realizzati in collaborazione con la ricerca pubblica e le Università. Certo, occorre che a tutti i livelli, a iniziare da quello istituzionale, ci si renda conto che su questa partita ci giochiamo una buona fetta di futuro.

Oggi è indispensabile, ad esempio, mettere in atto una chiara politica di attrazione degli investimenti nelle aree più competitive del Paese, sostenendo le imprese e dando supporto a chi vuole investire. Così come importantissimi sono i temi del Trasferimento Tecnologico e della governance della ricerca.

A questo riguardo è sotto gli occhi di tutti che in Italia c’è un evidente problema che deve essere affrontato al più presto. Miur, Mise, Mef e Ministero della Salute hanno tutti delle competenze in materia di R&I e serve un’unica regia e una strategia chiara efficace e centralizzata. Questa situazione deve essere presto risolta a livello politico scegliendo una delle opzioni sul tavolo.

Dal canto mio posso solo sottolineare il ruolo quanto mai strategico dei Cluster. Un ruolo di aggregatori nazionali di infrastrutture, iniziative e competenze per la ricerca e l’innovazione, e di interconnessione con gli obiettivi strategici delle realtà industriali.

ALISEI, ad esempio, incorporando al suo interno il mondo dei dispositivi medici, della farmaceutica, delle biotecnologie, dell’ospedalità e dei servizi avanzati al settore, si pone come fondamentale raccordo tra le diverse componenti industriali che animano il comparto, gli enti pubblici di ricerca e i distretti territoriali. In altri termini, ALISEI rappresenta un punto di connessione tra i bisogni esistenti in ambito salute, le priorità delle istituzioni e dei territori e le istanze delle imprese.

E’ quindi, insieme agli altri Cluster, uno strumento utile per superare le tante nostre debolezze strutturali: dalla poca connessione tra l’ambiente clinico e universitario in cui la ricerca è sviluppata e il mondo imprenditoriale, allo scarso coinvolgimento del mondo imprenditoriale nella valutazione dei risultati della ricerca, fino all’eterogeneità dei percorsi burocratici.

Sapete bene che trasformare un’invenzione in un prodotto innovativo è una vera traversata nel deserto: un percorso lungo, costoso e ad alto rischio.

Si calcola ad esempio che in ambito farmaceutico per portare una nuova molecola sul mercato ci vogliano oltre 15 anni e che per le grandi aziende del settore l’investimento necessario a completare il processo di sviluppo sia di circa 2 miliardi di dollari .

Ovviamente all’accademia spetta il compito di condurre la ricerca innovativa e le prime fasi del percorso di “maturazione” del prodotto. Ma poi deve subentrare l’impresa e diventa essenziale il match-making tra i due mondi.

Per questo ALISEI sta costruendo una rete per il trasferimento tecnologico, in primo luogo attraverso lo sviluppo di modelli condivisi per la circolazione dei risultati della ricerca, secondariamente attraverso la costruzione di un “prototipo” di network tra Università, enti pubblici di ricerca, aziende ospedaliero-universitarie e IRCCS. Questo network permetterà di prestare una particolare attenzione alle realtà del Mezzogiorno, ribilanciando così il flusso di risorse e l’accesso al mercato.

Concludo dando uno sguardo al futuro delle life science.

La grande sfide sarà sicuramente quella di trasformare una medicina curativa nella cosiddetta medicina delle 4P. Una medicina supportata dai big data e dalla rivoluzione digitale. Solo fino a una decina di anni fa, l’idea che l’approccio della medicina potesse, da reattivo, diventare predittivo, preventivo, personalizzato e partecipato, era considerata un’utopia.

Oggi, invece, i fondamenti di questa visione sono largamente condivisi. Il paziente avrà un ruolo attivo nella gestione della propria salute, disponendo di tutte le informazioni necessarie per compiere scelte consapevoli. Per raggiungere questo obiettivo è indispensabile combinare dati clinici, psicosociali e biologici su larga scala e, dal punto di vista tecnologico, sono necessari approcci innovativi connessi a competenze bioinformatiche sofisticate.

Anche su questo ALISEI avrà molto da dire.