Il ruolo dei dispositivi medici per le nuove terapie

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Intervista a Massimiliano Boggetti, Presidente di Assobiomedica

Come nuovo presidente di Assobiomedica quali sono le sue priorità strategiche?

Innanzitutto fare in modo che cittadini e istituzioni siano più consapevoli del valore e del contributo che i dispositivi medici danno ogni giorno alle persone per vivere meglio e più a lungo. Oggi c’è ancora poca consapevolezza della spinta innovativa delle nostre imprese, di quanto i dispositivi medici siano il frutto di un mix di competenze estremamente ampio. Essi nascono dall’utilizzo delle scienze tradizionali, come chimica, fisica e informatica ed oggi si sviluppano grazie all’utilizzo delle scienze più avanzate come ad esempio le “omics” e la robotica, ma anche la chimica dei nuovi materiali e i big data che derivano anche dai dispositivi medici indossabili, e molto altro ancora. Da tutto ciò si è sviluppato un tessuto imprenditoriale variegato e specializzato dove le piccole aziende convivono con i grandi gruppi dando vita a oltre 500.000 dispositivi medici. Questa diversity è la ricchezza e la forza del settore e va assolutamente valorizzata con tutti gli attori del sistema, in primis con i cittadini.

Nel suo intervento al Meet in Italy a Torino ha parlato della medicina delle 4P, cosa significa per il futuro dei pazienti? Come rivoluzionerà il settore della salute?

La medicina delle 4P è legata in modo imprescindibile al mondo dei dispositivi medici. La loro presenza è dirompente in ognuna delle declinazioni delle 4P, dalla medicina personalizzata, alla predittiva, alla partecipativa e a quella preventiva. Dalla nutraceutica alla nutrigenomica, dalla medicina rigenerativa alle “omics”, la medicina delle 4P sarà sempre più tarata sulle specifiche caratteristiche ed esigenze del singolo individuo e sulle sue patologie; elaborando tutti i dati e le informazioni raccolte sarà possibile individuare la terapia più adatta alle specifiche esigenze di quel paziente. Allo stesso modo l’elaborazione dei dati provenienti dai dispositivi indossabili o dai device connessi consentiranno di monitorare lo stato di salute e la qualità di vita delle persone, aiutando a prevenire l’insorgenza di malattie croniche o patologie diagnosticabili, anche grazie alla partecipazione e all’interazione tra paziente e personale medico-sanitario (m-health). Di conseguenza, nel prossimo futuro, grazie alla conoscenza e alle informazioni ottenute dall’enorme mole di dati generata dai sistemi di diagnostica avanzata (dall’imaging alle omiche), sarà sempre più possibile individuare quei fattori che possono aumentare la probabilità dell’insorgenza di una certa malattia in una data persona e in un dato contesto, consentendo di giocare d’anticipo e, nel caso meno fortunato, scegliere la terapia, la dose e il tempo di trattamento migliori. In conclusione, soprattutto grazie alle innovazioni delle nostre imprese, la medicina delle 4P, ovvero quella capace di prevenire piuttosto che curare, diventerà realtà.

Parlando invece di ALISEI, di cui siete soci, come vede il ruolo dell’associazione nell’ambito dello scenario italiano delle life sciences?

Sono convinto che, se oggi vogliamo raccogliere la sfida lanciata dalla medicina delle 4P e puntare su un cambio di paradigma che ci consenta di arrivare a prevenire oggi anziché curare domani, dobbiamo fare sistema. Fare sistema tra comparti della filiera della salute, fare sistema tra mondo della ricerca e industria, fare sistema tra cluster regionali, tra cluster e le istituzioni e gli operatori medico-sanitari. Per questo cambio di paradigma è indispensabile che la politica intraprenda un percorso di cambiamento culturale orientato a: puntare sulla semplificazione di un sistema estremamente complesso e lento, tornare ad investire in salute e vedere l’innovazione come un’occasione di miglioramento della vita e un’opportunità di sostenibilità per il sistema sanitario. Ma sono anche convinto che sia assolutamente necessario che noi facciamo la nostra parte: imparare a comunicare il valore delle life sciences come settore coeso e innovativo, rappresentativo di sfaccettature diverse ma complementari e sinergiche tra loro. Questo sarà possibile se, al di là dei legittimi personalismi, le imprese associate in Assobiomedica sapranno rafforzare il Cluster nazionale e portare avanti i percorsi condivisi insieme in ottica di sistema. Sono infine certo che l’auspicato trasferimento di Ema a Milano insieme al lancio dello Human Technopole, potrà far diventare il nostro Paese un polo di eccellenza nel campo delle scienze della vita.