Gli sviluppi delle Life Sciences in Lombardia

Il 3 aprile scorso, in occasione dell’Assemblea annuale del Cluster Lombardo Scienze della Vita, si è tenuto l’evento: “Il contesto Lombardo delle Life Sciences: sviluppi futuri”, durante il quale sono stati discussi i possibili sviluppi del settore, anche legati a un contesto di sviluppo nazionale.

Oggi la Lombardia è la regione capofila in Italia per numero di aziende e di addetti. Il Cluster Lombardo Scienze della Vita, nato da poco più di un anno, raccoglie al suo interno più di 120 associati tra Associazioni imprenditoriali, Imprese, Università, Centri ed Enti di Ricerca, IRCCS Pubblici e Privati, Aziende Ospedaliere e Istituti di Ricovero e Cura nonché Residenze per Anziani e Associazioni di Servizi alla Persona. Grazie alla sua composizione, il Cluster rappresenta l’ecosistema all’interno del quale gli scambi relazionali e collaborativi tra tutti i soci possono portare alla generazione di valore economico. Questo ecosistema, può diventare “lo strumento ideale” per favorire lo sviluppo competitivo, per stimolare l’innovazione e l’applicazione sul mercato di nuove tecnologie. È quanto ha illustrato Francesca Brescia, Cluster manager del Cluster Lombardo, durante la sua relazione all’Assemblea dei soci presieduta dal Presidente Rosario Bifulco.

Secondo i dati presentati dal Rettore dell’Università Statale di Milano, professor Gianluca Vago, in occasione della tavola rotonda, la ricerca in Lombardia paragonata a quella delle principali regioni europee risulta essere all’altezza dei migliori standard europei. Regione Lombardia ha una produzione scientifica mediamente superiore al resto del Paese siamo ancora un po’ lontani dalle eccellenze (Oxford, Harvard e Fraunhofer). In questo contesto diventa particolarmente importante la creazione di un’Agenzia regionale per la ricerca in grado di guidare e gestire al meglio i finanziamenti, per sviluppare studi che possano competere a livello internazionale.

Pronto a nascere in Lombardia un nuovo polo di eccellenza nelle scienze della vita nell’area Expo Fiera.  Come ricorda il professor Vago, è infatti in programma il trasferimento delle attività didattiche e di ricerca dall’Università di Milano nel Polo di Expo Fiera. Il nuovo Campus ospiterà le attività – scientifiche e didattiche – di area biologica, biotecnologica, della medicina sperimentale, della farmacologia, dell’agroalimentare, delle scienze della terra e delle scienze dure – chimica, fisica, matematica, informatica – insieme ai corsi di Scienze Motorie, che dovrebbero trovare nell’area impianti sportivi adeguati alle loro caratteristiche. Una struttura che dovrebbe accogliere circa 20.000 persone: poco più di 18.000 studenti, circa 1.800 ricercatori, e poco meno di 500 tra tecnici e amministrativi, per un totale di 2.280 operatori.

Se a livello lombardo i dati sono buoni, a livello nazionale come si colloca l’Italia rispetto all’Europa? Secondo Amleto D’Agostino, membro della Commissione del Cluster Tecnologico Nazionale ALISEI in rappresentanze degli Enti territoriali, la mancanza di finanziamenti e di scelte politiche adeguate non permette di raggiungere lo sviluppo di altre realtà europee come ad esempio la Catalogna.

Amleto D’agostino ha proseguito sottolineando l’importanza di superare la frammentarietà del trasferimento tecnologico per accreditarsi ulteriormente a livello internazionale, e diventa prioritario definire una nuova strategia in grado di caratterizzare e direzionare meglio il Piano nazionale della ricerca.

In conclusione della tavola rotonda è intervenuto Nicola Bedin, Amministratore Delegato dell’IRCCS San Raffaele, che ha parlato del ruolo degli IRCCS nel panorama della ricerca nazionale. Secondo Bedin è necessario un maggior coordinamento tra Istituti di ricerca, Istituzioni e industria, per un trasferimento tecnologico più efficiente ed efficace. In questo contesto è interessante il progetto pilota del Cluster Lombardo sulla “Guida alla proprietà intellettuale”, che può essere un esempio di come sviluppare delle best practice riproducibili. Uno strumento in grado di fornire indicazioni strategiche e gestionali per lo scouting, la protezione della proprietà intellettuale e la valorizzazione dell’innovazione. Infine, in merito alla ricerca applicata, ha segnalato l’importanza del finanziamento privato affiancato a quello pubblico. Il dott. Bedin evidenzia che la distribuzione dei finanziamenti agli IRCCS sono insufficienti per svolgere attività di clinica, ricerca e didattica, solo grazie alla collaborazione e all’investimento dell’industria è possibile sviluppare progetti come la terapia genica per il trattamento dei pazienti con una malattia rara.

Parlando di finanziamenti, l’Assessore all’Università, Ricerca e Open Innovation della Regione Lombardia, Luca Del Gobbo, ha illustrato la Legge n. 29 del 23 novembre 2016 “Lombardia è Ricerca e Innovazione” e dei finanziamenti che verranno messi a disposizione nel prossimo futuro. Sono stati stanziati 100 milioni di euro a fondo perduto a disposizione dei 30 migliori progetti che hanno partecipato ad una ‘call pubblica’, che ha visto la partecipazione di oltre 300 soggetti tra organismi di ricerca e aziende lombarde.

Infine è stata annunciata l’istituzione di una Cabina di regia inter assessorile a livello della Giunta Regionale della Lombardia – già prevista dalla Legge 29 – che avrà il compito di coordinare tutte le politiche regionali riguardanti la ricerca, l’innovazione e il trasferimento tecnologico, attraverso un Programma Strategico triennale: un documento che indicherà obiettivi, tempi entro cui realizzarli e risorse certe da destinare ad ogni politica per potenziare ricerca e innovazione sul territorio della Regione.