Fare sistema per condividere e crescere

Intervista a Luigi Boggio, Commissario del Cluster Tecnologico Nazionale Scienze della Vita ALISEI in rappresentanza della compagine industriale

Come nuovo rappresentante nella Commissione direttiva di ALISEI in rappresentanza della compagine industriale, quale dovrà essere il ruolo del Cluster nel panorama italiano delle life science?

Il ruolo del Cluster Alisei è già ben definito, ma il compito centrale è quello di armonizzare le tante attività dei cluster regionali e consentire di ottimizzare le risorse e le professionalità presenti per una maggiore rispondenza alle esigenze degli attori dell’innovazione nel nostro Paese.

L’industria ha un bisogno vitale dell’innovazione ma è estremamente orientata agli obiettivi, all’efficienza e al raggiungimento dei traguardi in tempi ragionevolmente rapidi.

Sono certo che con le eccellenti competenze oggi presenti e con auspicabili maggiori risorse, il Cluster sia in grado di rispondere alle aspettative.

Per ciò che riguarda le start-up occorre ulteriormente semplificare il loro percorso di crescita, sfruttando gli investimenti privati: la presenza dell’industria è indispensabile per garantire l’accesso delle innovazioni più interessanti nel tessuto industriale del Paese.

Il Meet in Italy for Life Sciences tenutosi il mese scorso a Trieste ha mostrato molto fermento, gli incontri B2B sono stati un successo e quanto emerso dalla conferenza internazionale ha evidenziato le nuove direttrici della ricerca. Quali saranno, secondo lei, le azioni che il Sistema Italia delle scienze della vita dovrà mettere in atto per crescere e affermarsi ancora di più nel panorama internazionale?

Desidero esprimere il mio apprezzamento verso l’organizzazione del Meet Italy tenutosi a Trieste, che ha certificato una crescita costante nei contenuti e nel numero di incontri B2B, auspico che questa crescita possa proseguire e che questo evento sia sempre più conosciuto e apprezzato sia a livello nazionale sia internazionale.

Il Sistema Italia deve sforzarsi per perdere sempre di più le sue caratteristiche di individualità e condividere maggiormente, evitare duplicazioni di attività, trovare focalizzazioni su linee di ricerca e fare sistema. Quest’ultimo è un mantra molto presente nelle intenzioni ma ancora difficile da tradurre in pratica.

Da parte delle istituzioni, inoltre, occorrerebbe dare continuità alle disposizioni a supporto della ricerca e dell’innovazione rinunciando a rivedere continuamente le norme e le procedure.

Auspico fortemente che le interazioni di tutti gli attori presenti nel Cluster con le istituzioni siano improntate alla chiarezza, alla continuità e alla semplicità delle procedure.

Il trasferimento tecnologico è il “tallone d’Achille” nel nostro Paese (non solo nell’ambito delle life science). Alla luce della sua esperienza quali sono le leve su cui puntare nei prossimi anni? E come il Cluster ALISEI potrà contribuire a far crescere il trasferimento tecnologico?

Sono convinto che nel nostro Paese esistano forti professionalità in grado di rendere il trasferimento tecnologico molto più efficiente. Anche in questo caso, purtroppo, sono disperse. L’opzione più praticabile è la messa in comune e l’abbondono del particolare.

Occorre anche superare le notevoli differenze tra i vari territori continuando l’opera già svolta dal Cluster Alisei. In particolare è necessario incentivare i ricercatori a brevettare oltre che a pubblicare, facendo sì che la loro carriera sia influenzata anche da questa attività. Purtroppo gli uffici di trasferimento tecnologico spesso demotivano chi pensa di depositare un brevetto a causa della notevole burocrazia.

È necessario rimuovere lo stigma culturale dei ricercatori puri (che idealmente lavorano per il “progresso dell’umanità”) verso lo sfruttamento economico dell’innovazione e sensibilizzarli al fatto che l’industria non è una nemica della società ma che contribuisce al progresso. Sarebbe utile aprire al capitale e alle industrie i forzieri in cui i brevetti sono giacenti nelle università, per far sì che le innovazioni vengano brevettate facilitando la negoziazione con le entità private.

Resta sempre sullo sfondo la paura di danno erariale, in quanto il “valore” del brevetto è difficile da stabilire ex-ante. Avendo paura di cedere per troppo poco un brevetto con un “grande valore”, gli uffici di trasferimento tecnologico rischiano di far durare in eterno le negoziazioni (a cui si sommano i tempi burocratici della PA) e quindi molti soggetti privati desistono.

Occorrerebbe facilitare il percorso del così detto co-sviluppo pubblico-privato e risolvere i problemi della proprietà dei risultati di tale co-sviluppo. A meno che questo sia sovvenzionato da grant pubblici, che motivano fortemente le parti a trovare un accordo, anche col rischio che sia più centrato sulla spartizione del sussidio che sull’effettiva cooperazione.

Dal punto di vista dell’industria, c’è generalmente fretta di prendere una soluzione fatta e finita e portarla sul mercato: molto difficilmente un brevetto universitario è adeguato a questo scopo. Questo è ancor più vero per le PMI che subiscono una forte pressione competitiva e che non possono aspettare anni per sviluppare un prodotto innovativo partendo quasi da zero. Anche in questo caso le start-up costituiscono una potenziale cerniera e vanno aiutate.

In forza del suo ruolo di coordinamento tra i diversi attori del sistema, ALISEI può favorire un percorso di ricognizione degli stessi e delle procedure del trasferimento tecnologico, per favorire una condivisione delle pratiche più efficienti, l’identificazione delle criticità e il match-making con il mondo dell’impresa. Le esperienze territoriali, in questo senso, possono offrire utili spunti di azione: il modello a “multipla elica” alla base dei Cluster Tecnologici regionali, rappresenta il tipico esempio di messa a fattor comune di competenze e conoscenze del mondo accademico, clinico e imprenditoriale.