Donne e scienza, la Toscana si distingue

Ricercatrice

Le scienziate italiane fanno sempre più parlare di sé, per estro e genialità. Dalle biotecnologie al data mining il belpaese, e la Toscana nello specifico, ospitano davvero un gran numero di ricercatrici e scienziate pluripremiate per i loro studi.

Robohub è forse la maggiore comunità scientifica internazionale che riunisce gli esperti di robotica e ricerche su robot e automazione (Icra). Ogni anno questa piattaforma di comunicazione online lancia una classifica delle 25 donne che più si sono contraddistinte per genio, visione avanguardistica e conseguimenti nel campo della robotica.

Nel 2018 una toscana a entrare in questa classifica è stata Laura Margheri impegnata nell’Aerial Robotics Laboratory dell’Imperial College a Londra e a capo del Comitato delle donne ingegneri della Società di Robotica e Automazione.

Mi fa piacere che ci siano ancora delle italiane nella classifica di Robohub perché l’Italia è forte nella robotica”; così Cecilia Laschi, anche lei inserita tra le 25 Women in Robotics nell’edizione 2015, insieme a Barbara Mazzolai.

Cecilia Laschi, professoressa di Bioingegneria industriale all’istituto di biorobotica della scuola superiore Sant’Anna di Pisa e la collega Barbara Mazzolai, direttrice del Centro di Micro-Bio-Robotica dell’istituto italiano di Tecnologia (Iit) di Pontedera, erano entrate nella classifica di robohub già nel 2015. E proprio il 30 giugno le due toscane, nella cornice del Festival dei 2 mondi di Spoleto, hanno ricevuto il premio Carla Fendi, dalla Fondazione omonima guidata da Maria Teresa Venturini Fendi: un contributo di 30.000 euro da destinare ai rispettivi istituti.

Due donne straordinarie, parte di un network che si scambia le informazioni perché le scoperte germogliano una dall’altra – ha sottolineato Maria Teresa Venturini Fendi – Trovo affascinante applicare il modello delle piante e degli animali a intelligenze artificiali che possano migliorare l’agricoltura e prevenire i disastri ambientali”.

Barbara Mazzolai è l’ideatrice del Plantoide, il primo robot pianta al mondo capace di riprodurre il comportamento delle radici, e finanzierà una borsa di studio nell’area della robotica bioispirata. Oggi è impegnata con un nuovo progetto finanziato dall’Unione europea, GrowBot, che si focalizzerà sulle capacità delle piante rampicanti di orientare il proprio fusto su supporti che gli permettono di crescere, vivere e muoversi, grazie a diverse strategie di ancoraggio.

Cecilia Laschi, è l’ideatrice e costruttrice di Octopus, un polpo in silicone, soffice, che facilita l’interazione con l’uomo. Con il Premio sarà finanziato un Assegno di Ricerca finalizzato allo studio della sostenibilità di soft robot a basso impatto ambientale – riciclabili o biodegradabili.

Se ci spostiamo su IA e big data vediamo che KDnuggets, un servizio di informazioni centrale per la comunità degli scienziati che si occupano di dati, intelligenza artificiale, da qualche anno pubblica, l’8 marzo, un elenco delle ricercatrici e innovatrici più influenti del settore, le “Inspiring Women in AI, Big Data, Data Science, Machine Learning”. Nel 2017 erano 17, nel 2018 erano 18, quest’anno ovviamente sono 19. Una di esse, nel 2019, è Fosca Giannotti, direttore di ricerca in computer science all’Information Science and Technology Institute e responsabile del Knowledge Discovery and Data Mining Laboratory di Pisa, fondato nel 1994, uno dei primi laboratori di ricerca in Italia centrati sul data mining, fondato nel 1994 a Pisa.

“È una scienziata – si legge su KDnuggets – pioniera nel data mining orientato alla comprensione delle dinamiche della mobilità, nell’analisi dei social network, nell’elaborazione di tecniche di data mining che garantiscono la privacy. Ha coordinato decine di progetti europei e collaborazioni industriali. Oggi si occupa tra l’altro di SoBigData, l’infrastruttura di ricerca europea dedicata a Big Data Analytics e Social Mining”.