Contaminazione e collaborazione sono alla base dell’innovazione nel settore delle scienze della vita

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Intervista a Silvio Brusaferro, neo Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità

Il Cluster Tecnologico Nazionale ALISEI, di cui l’Istituto Superiore di Sanità è socio, ha come compito di promuovere l’innovazione, la ricerca e il trasferimento tecnologico nelle life science. Quale sono, secondo lei, gli aspetti a cui il Cluster dovrebbe prestare maggiore attenzione?

La ricerca nel settore delle scienze della vita ha conosciuto, nell’ultimo decennio, una enorme espansione. Un effetto di questa espansione, destinato a permanere nel futuro, è “la contaminazione” tra mondo della ricerca biomedica e altre discipline scientifiche dall’ingegneria (bio) all’informatica (e-health) alla fisica delle particelle e dei sistemi complessi (termodinamica) ecc. Tutto questo ha determinato l’enorme progresso, per esempio, nelle capacità diagnostiche su cui oggi possiamo contare, sia a livello individuale sia di popolazione. Non altrettanto è avvenuto sul versante della prevenzione e della terapia: si è aperta la forbice tra la diagnosi e la nostra capacità di intervento, anche preventivo. Sappiamo quanto la ‘distorsione’ dell’ambiente in cui viviamo ci costa in termini di salute e ‘wellbeing’ ma non sempre riusciamo a trovare le soluzioni (non solo scientifiche) per poter affrontare il problema. Oggi possiamo diagnosticare un glioblastoma multiforme, il tumore più aggressivo del Sistema Nervoso Centrale, della grandezza di una lenticchia, grazie all’enorme progresso della diagnostica per immagini, ma la sopravvivenza media in questo caso è rimasta quella di 40 anni fa: 20% a due anni dalla diagnosi. Credo che uno dei compiti prioritari del cluster sia quello di promuovere e facilitare lo sviluppo delle capacità di azioni di prevenzione e terapia, in tutte le sue svariate articolazioni. La presenza nel cluster di molteplici attori, operanti in ambiti tra loro complementari delle scienze della vita, rappresenta per noi un’opportunità per il raggiungimento di questo obiettivo, consapevoli che soltanto mettendo insieme forze e competenze diverse si possono raggiungere traguardi difficili e ambiziosi.

L’Istituto Superiore di Sanità è un organismo tecnico scientifico che svolge ricerca, sperimentazione e controllo nell’ambito del nostro Sistema Sanitario Nazionale. Ci può spiegare, in breve, il suo ruolo e come avviene il coordinamento con gli altri Enti di ricerca pubblici (CNR, ENEA, Università ad esempio) del Paese?

La mission dell’Istituto Superiore di Sanità è la promozione e tutela della salute pubblica nazionale e internazionale attraverso attività di ricerca, sorveglianza, regolazione, controllo, prevenzione, comunicazione, consulenza e formazione. Produce, quindi, conoscenza in salute pubblica mediante ricerca e sperimentazione e diffonde le evidenze scientifiche ai decisori, agli operatori e ai cittadini al fine di tutelare e promuovere la salute dei cittadini. Svolge la propria attività interagendo e collaborando, ovviamente, con gli altri attori operanti nel controllo e nella ricerca nazionale e internazionale. Per quanto riguarda l’ambito nazionale l’interazione si svolge in base ad affinità di obiettivi e di mission prevalentemente all’interno di specifici quadri normativi e regolatori ma allo stesso tempo non trascurando le opportunità che nascono spontaneamente.

Tra le molteplici sedi istituzionali che oggi sono coinvolte nella ricerca vale la pena ricordare quelle previste dal d.lgs. 218/2016, quali l’apposita struttura di governo dei 14 Enti Pubblici di Ricerca (EPR) pur nel rispetto della autonomia scientifica di ciascun Ente. L’art.8, in particolare, ha disposto l’istituzione di una Consulta dei Presidenti degli Enti di Ricerca, chiamata, in particolare, a formulare proposte per la redazione, l’attuazione e l’aggiornamento del Programma nazionale della ricerca (PNR) dove l’ISS è parte attiva.

Gli EPR, e tra questi anche quelli che si occupano di life science, interagiscono tra di loro, talvolta in competizione, attraverso le progettualità che riescono ad esprimere, in ambito internazionale e nazionale. Il fatto che alcuni EPR (CNR, IIT, INFN, ENEA) che si occupano di life science siano presenti, insieme all’ISS, anche in ALISEI può essere un’enorme opportunità per il sistema paese. Insieme alle altre due anime del cluster, i territori e l’industria, infatti, potrebbe essere possibile un coordinamento concreto ed operativo su obiettivi precisi e specifici in modo di poter rendere maggiormente attrattiva la ricerca in life science.

In termini generali in Italia si osserva molta frammentazione della ricerca. Cosa si dovrebbe fare per orientare in maniera più efficiente la ricerca, dal momento che le risorse economiche sono limitate?

Credo che si debbano innanzitutto individuare alcune direttrici strategiche su cui convogliare e coordinare gli sforzi: la pianificazione strategica è un settore in cui il nostro paese è chiamato a migliorarsi.

L’attitudine al lavoro di gruppo e la messa in sinergia di competenze diverse per creare masse critiche sono aspetti da incentivare: molti ricercatori/team vedono non sufficientemente valorizzati i loro sforzi progettuali per insufficienza di network.

Bisognerebbe, inoltre, snellire i percorsi burocratici necessari a supportare il lavoro di ricerca, riconoscendo la peculiarità del supporto amministrativo richiesto.

La creazione dei cluster va esattamente nel senso di superare le cause della frammentazione. Il cluster potrebbe svolgere un ruolo importante in quest’ambito e potrebbe, più in generale, essere utile per riunificare e facilitare il coordinamento di tutte le competenze afferenti all’area della ricerca scientifica.