C’è bisogno di una nuova formazione per i biologi

Morgante

Michele Morgante, Direttore Scientifico dell’Istituto di Genomica Applicata, Università di Udine.

Il problema della formazione dei biologi, ma anche dei medici, è un tema spinoso, in quanto oggi nelle università non si affrontano in maniera adeguata materie come la matematica, la fisica e l’informatica.

La necessità di sviluppare una maggiore conoscenza in queste materie deriva da due aspetti fondamentali. Il primo è che la biologia è sempre di più analisi di una grande mole di dati. In futuro ci saranno sempre meno ricercatori che lavoreranno in laboratorio per produrre i dati e sempre più persone che dovranno analizzarli e interpretarli. Oggi, di fatto, la tecnologia ha superato la scienza ed è in grado di produrre più dati di quanto la scienza sia in grado di interpretarli, e questo richiede la conoscenza di strumenti matematici e informatici.

È necessario preparare una nuova classe di biologi, cambiando il modo di insegnare la biologia con un nuovo paradigma, introducendo metodi matematici e statistici per affrontare l’interpretazione di un numero sempre maggiore di dati biologici a nostra disposizione.

Il secondo aspetto fondamentale è che la biologia deve passare da una scienza descrittiva a una scienza predittiva. Ciò porta inevitabilmente a descrivere i fenomeni biologici in termini matematici perché bisogna essere in grado di capire che cosa succederà a valle di determinati eventi cellulari. Questo potrà essere fatto attraverso una serie di equazioni differenziali che potranno descrivere il cammino attraverso cui la cellula passerà da uno stato all’altro. Per fare ciò la biologia si deve arricchire di conoscenze matematiche, fisiche e informatiche.

In Italia il percorso verso un nuovo insegnamento della biologia è difficile: con i corsi di laurea attualmente in essere è arduo pensare a corsi trasversali tra le varie discipline. Ma siamo fiduciosi che ciò possa cambiare.