CBM come motore per le scienze della vita in Friuli Venezia Giulia

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Intervista a Laura Chies – Presidente Consorzio per il Centro di Biomedicina Molecolare del Friuli Venezia Giulia

CBM ricopre un ruolo importante nel settore delle scienze della vita in Regione Friuli Venezia Giulia. Ci può spiegare in breve quali sono le principali attività che svolgete all’interno del vostro Distretto e quali sono i vostri punti di forza?

Nel corso degli ultimi anni CBM ha condotto un’intensa attività di intermediazione per la creazione di reti locali di aggregazione pubblico-privata nell’ambito delle scienze della vita nella Regione autonoma Friuli Venezia Giulia (FVG). Le attività di aggregazione si sviluppano a più livelli. L’attività più intensa è verso gli associati al cluster, circa un centinaio di imprese e una rete d’imprese composta da 35 associati, e 14 istituzioni di ricerca (le Università di Udine e Trieste, la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati – SISSA, due Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico-IRCCS, due Aziende Sanitarie Universitarie Integrate-ASUI, Area Science Park, ente di ricerca nazionale, e otto altri istituti e centri di ricerca nazionali e internazionali) che partecipano, attraverso i loro rappresentanti, a tavoli di lavoro specifici e a un evento annuale denominato “EURO BioHighTech”, organizzato in collaborazione con Confindustria e Camera di Commercio Venezia Giulia, durante i quali vengono discusse attività specifiche e presentati i risultati o le proposte di collaborazione in partenariato su progetti di Ricerca e Innovazione.

Tali attività prevedono tra l’altro l’organizzazione di workshop tematici che permettono di approfondire lo sviluppo delle innovazioni tecnologiche in corso da parte delle aziende e degli enti di ricerca regionali, con il coinvolgimento attivo degli utilizzatori finali come gli operatori della sanità e la classe medica; le informazioni e discussioni che ne derivano vengono anche diffuse mediante la  realizzazione di campagne di comunicazione, destinate al largo pubblico del territorio regionale, attraverso organi di stampa e web, che consentono un continuo aggiornamento su tematiche legate all’innovazione nel settore della salute.

Un ruolo di primo piano è svolto come rappresentante del cluster “Salute Intelligente” verso la Regione (FVG) a supporto delle Direzioni Formazione, Lavoro e Ricerca e Attività Produttive e delle attività connesse con gli interventi sul territorio (incentivi, programmazione, progettazione, internazionalizzazione, animazione e divulgazione).

I servizi ai soci vengono offerti in collaborazione con i quattro parchi tecnologi regionali essi: prevedono il supporto per attività di sviluppo di idee progettuali e ricerca partner, orientamento alla partecipazione ai bandi, redazione di proposte progettuali, relazioni con l’Ente erogatore, affiancamento nella gestione dei progetti, diffusione dei risultati e comunicazione.  Una attività propria di internazionalizzazione a livello europeo ha visto la partecipazione di CBM alla “European Cluster Collaboration Platform-ECCP” e al “Council of European BioRegions-CEBR”, che ha permesso di attivare collaborazioni con paesi come la Svizzera, Germania e la Polonia, mentre a livello internazionale si sono avviati contatti con paesi come gli Stati Uniti, Cuba, Tailandia e Australia.

In questo senso il principale punto di forza è la credibilità e l’efficacia del sostegno nello sviluppo della rete di connessioni utile all’aumento della dimensione del sistema e delle singole imprese. A partire da quest’anno CBM partecipa agli eventi di promozione di ESOF2020 (EuroScience Open Forum) che trasformerà Trieste nella capitale europea della scienza nel 2020. Già a partire dal prossimo autunno CBM ricoprirà il ruolo di co-organizzatore delle attività denominate “Science to Business” dedicate alle scienze della vita.

In merito alle attività di smart health, quali iniziative avete messo in campo per coniugare il lavoro svolto dai laboratori di ricerca pubblica e le imprese operanti sul vostro territorio? E quali sono gli ambiti più promettenti?

Il CBM è stato il promotore nell’organizzazione di tavoli di lavoro tra le imprese e le Istituzioni di ricerca interessate alle Traiettorie di Sviluppo Tecnologico dell’Area di Specializzazione Intelligente “Smart Health” nella doppia veste di interlocutore della Regione, per la fase di progettazione bottom-up dell’S3, e di facilitatore nella fase di promozione e avviamento dei bandi POR FESR. Le traiettorie di sviluppo tecnologico  regionali individuate sono il Biomedicale, la Diagnostica in vivo e in vitro, l’Informatica medica e la Bioinformatica, la Terapia Innovativa, l’Ambient-Assisted-Living (AAL).

Quale interlocutore con la Regione FVG, CBM ha coordinato, nei primi mesi del 2017, l’attività di revisione dei contenuti delle traiettorie di sviluppo tecnologico dell’Area Smart Health, coinvolgendo tutti gli stakeholder territoriali, e partecipando al Tavolo Regionale per la valutazione e revisione della strategia S3. CBM è anche coinvolto attivamente nell’attività di coordinamento e divulgazione di alcuni progetti che sono stati finanziati nell’ambito del POR FESR 2014-2020 che riguardano gli incentivi per progetti “standard” e “strategici” di R&S da realizzare attraverso partenariati pubblico-privati nell’area di specializzazione Smart Health.

Gli ambiti più promettenti emersi in questo ultimo periodo si concentrano soprattutto sulle tecnologie ICT applicate al settore salute sviluppate da start-up e gruppi di ricerca d’eccellenza in cui si focalizza l’attenzione su tematiche dell’industria 4.0 quali i Big Data e l’Internet of Things (IoT). A questo settore, in linea con una “Health 4.0”, si affiancano la nutraceutica e lo sviluppo di biofarmaci, con particolare attenzione verso i biosimilari, nonché tutta la diagnostica in vitro sviluppata con nuovi approcci metodologici basati sulle “scienze omiche”, che permettono l’identificazione delle differenze inter-individuali per terapie sempre più mirate e personalizzate.

CBM è socio del Cluster Tecnologico Nazionale Alisei. Secondo il suo punto di vista quali dovranno essere le strade da percorrere per far sì che si possa affermare, ancora di più di quanto lo sia oggi, il settore italiano delle scienze della vita sul panorama internazionale?

Il settore “Smart Health” del XXI secolo sarà fortemente condizionato dalla ricerca della qualità nei processi e nell’organizzazione, dai risultati ottenuti dalle terapie innovative e dalla crescente creazione di valore per una medicina sempre più personalizzata. Il mercato mondiale sarà caratterizzato in particolar modo da opportunità di innovazione poco costose e dallo sviluppo di un’assistenza sanitaria “smart” centrata sul paziente e altamente tecnologica sia nelle cure ospedaliere che ambulatoriali o a domicilio. In questo quadro l’Italia può uscire vincitrice se intensifica sia le reti dei tanti piccoli attori molto innovativi presenti sul territorio nazionale, che rafforzando il finanziamento della ricerca di base, che ha molto sofferto negli ultimi 20 anni di tagli orizzontali agli investimenti pubblici, ma che costituisce il perno sul quale poggia la frontiera dell’innovazione italiana.

Le economie di scala sono poi fondamentali nel settore “smart health” per rendere possibili progetti ambiziosi, così come per garantire visibilità all’intera filiera del valore, dai laboratori universitari, alle aziende ospedaliere e di ricerca, fino alla grande impresa. Un ruolo importante potrebbe essere giocato in quest’ambito dalla maggiore diffusione degli appalti pre-commerciali in ambito sanitario e socio-sanitario per lo sviluppo di progetti strategici e di innovazione tecnologica che rafforzerebbero le piccole e medie imprese, che caratterizzano il settore in Italia, e darebbero a loro la giusta opportunità per applicare le innovazioni, anche già sviluppate, all’interno delle strutture ospedaliere e sanitarie