Buon compleanno Servizio Sanitario Nazionale

SSN

Con la Legge 883 del 1978 veniva istituito il Servizio Sanitario Nazionale (SSN), il primo servizio universalistico di garanzia delle cure voluto dal primo ministro della Salute donna, Tina Anselmi. Sempre nel 1978 veniva emanata la Legge 180 che decretò la chiusura dei manicomi. Due ricorrenze decennali che si affiancano a quella dei 60 anni dall’istituzione del ministero della Salute.

I tre anniversari confermano come il nostro Paese sia all’avanguardia non soltanto per la medicina, cioè per la professionalità di coloro che lavorano nel settore clinico e nella ricerca, premessa ineludibile di qualunque progresso nelle cure, ma anche per la sua sanità.

Il SSN si afferma infatti come una delle grandi conquiste del nostro Paese che molte altre nazioni invidiano. Grazie ad esso è stato possibile per esempio, contenere al minimo la mortalità infantile e materna, nonché aumentare le aspettative di vita nell’intera nazione.

Come abbiamo avuto modo di illustrare in un precedente articolo, questo sistema si trova oggi in una situazione molto variegata in relazione alla regione del Paese in cui ci troviamo: esistono zone d’eccellenza, ma anchee zone dove mancano i servizi essenziali d’assistenza. Molto c’è ancora da fare.

In occasione dell’anniversario del SSN, alcuni importanti esponenti del settore della salute hanno rilasciato interessanti dichiarazioni, di cui riportiamo degli stralci, rimandando all’interviste integrali ai link indicati alla fine dell’articolo.

Secondo Walter Ricciardi, Presidente Istituto Superiore di Sanità, “Il Servizio Sanitario Nazionale italiano, universale e solidale, ha rappresentato una svolta cruciale e una tappa dell’evoluzione della democrazia nel nostro Paese. È stato affermato un principio, quello dell’universalità dell’accesso alle cure, dal quale è impossibile ormai fare marcia indietro, e ci si può solo chiedere come proseguire nella sua difesa. Non si è trattato, comunque, semplicemente dell’affermazione di un principio ma anche di un’opportunità estesa realmente a milioni di cittadini”.

Secondo Antonio Magi, presidente dell’Ordine dei Medici di Roma, “Dopo la promulgazione della legge, voluta dall’allora ministro della Sanità, Tina Anselmi, qualcosa di importante è avvenuto perché questa norma ha abolito gli enti mutualistici e di fatto nel 1980 impresso una forte spinta affinché tutti i cittadini fossero ugualmente assistiti. Alcune differenziazioni però c’erano già allora tra il Nord e il Sud della penisola italiana; quest’ultimo sotto certi aspetti ‘depresso’, basta pensare alla Cassa del Mezzogiorno. In queste zone non venivano erogati servizi sanitari di alta qualità, ma in ogni caso questi cittadini avevano garantito nel complesso una buona copertura sanitaria, sia per ricovero sia per primo accesso, sia dal medico di famiglia sia dagli specialisti in caso di ricovero ospedaliero. Non possiamo dire che ora succeda la stessa cosa. Diciamo che siamo passati da un universalismo ‘reale’ a universalismo ‘selettivo’”.

Infine secondo Tonino Aceti, Coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva, “Il SSN è un bene comune, una conquista irrinunciabile per i cittadini e serve per tutelare la coesione sociale e la democrazia ma che è anche un volano per l’economia del nostro paese. Purtroppo, con le ultime politiche economiche pubbliche l’ultimo Def prevede 2019/2020 che il rapporto tra la spesa sanitaria pubblica ed il Pil si attesti al 6,3 % quando l’OMS ci dice che il livello massimo sotto il quale non si può andare è il 6,5% quindi noi abbiamo un rapporto tra spesa sanitaria pubblica e Pil ai minimi ma l’SSN e tutta la filiera della salute produce oltre l’11% dello stesso. Quindi è il settore che per l’economia è virtuoso e non è un costo. Da qui dobbiamo partire dicendo che il SSN è la più grande opera pubblica che il nostro Paese ha potuto mettere in campo dal dopo guerra in poi”.

 

Per leggere l’intervista integrale a Walter Ricciardi clicca qui.

Per leggere l’intervista integrale a Antonio Magi clicca qui.

Per leggere l’intervista integrale a Tonino Aceti clicca qui.