Big data in campo health care, una strada ancora tutta da scoprire e regole da definire

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Intervista ad Alessandro Curioni, Vicepresidente IBM Europa e Direttore della Ricerca IBM, Zurigo

Quale connessione esiste tra Big data e life science?

La disponibilità di un numero sempre crescente di dati è un fenomeno che sta pervadendo in modo generale tutte le discipline, ma nel campo della sanità è particolarmente evidente. Il valore che si può ottenere analizzando in modo opportuno i big data e applicarli al mondo sanitario è enorme, con un ritorno dell’investimento elevato. Avere la possibilità di analizzare i dati, estrarre conoscenza e connetterla con l’intuizione, ci permette di capire meglio il contesto e prendere le migliori decisioni. Parliamo di tecnologie che con l’intelligenza artificiale possono supportare il medico e tutti i professionisti della catena dell’health care a lavorare meglio, con il risultato di essere più efficienti, più accurati, più personalizzati e generare un trattamento più efficace per il singolo paziente.

Nell’ambito della medicina personalizzata le tecnologie digitali possono aiutare a dare un ulteriore apporto. Ma come si può agire per proteggere la privacy del singolo paziente?

È importante ricordare che i dati sono la base di tutta la catena del valore ed è necessario trattarli in modo opportuno perché la proprietà, la privacy e la sicurezza di questi dati sono essenziali per fare in modo di creare il trust necessario perché poi si possano applicare tutte le tecnologie di analisi. Come azienda crediamo che il dato sia di proprietà di chi lo crea, quindi dei nostri clienti e nel campo della salute in modo particolare.

Sono necessari dei codici di condotta, ma oggi non esiste un set di regole uniche che vadano bene per tutti i casi. L’Europa si è mossa, inserendo il regolamento GDPR, che va nella direzione giusta, ma c’è ancora molto da fare dal punto di vista normativo ed è una discussione che deve essere fatta tra la società, la politica, il mondo accademico e l’industria. Come industria crediamo che sia molto importante fare la nostra parte e ci siamo dati un set di regole per l’utilizzo dei dati: la proprietà del dato è di chi lo genera, ovvero dei nostri clienti; gli insight, quindi la conoscenza che si riesce a originare da questi dati; la totale trasparenza sul loro utilizzo e su quali modelli vengono utilizzati per analizzarli.

Quali sono le prospettive per il futuro?

Grazie alla partnership uomo-macchina, oggi abbiamo la possibilità di utilizzare l’intelligenza artificiale per creare degli strumenti che facilitino e aiutino i professionisti nell’ambito dell’health care a fare meglio il loro lavoro. Questo approccio lo stiamo utilizzando nel campo dell’oncologia, della gestione del paziente, della scoperta di nuovi farmaci, … Siamo solo all’inizio, c’è molto ancora molta strada rispetto a quello che possiamo e dobbiamo fare e l’impatto di queste tecnologie è solo all’inizio.

La presentazione di Alessandro Curioni al convegno internazionale di Meeti in Italy for Life Sciences è consultabile al link.