Rosario Bifulco: favorire lo sviluppo competitivo delle life science attraverso i cluster

Intervista a ing. Rosario Bifulco, Presidente Cluster Lombardo Scienze della Vita

La Lombardia è la regione con la massima concentrazione di organizzazioni operanti nelle life sciences in Italia. Qual è il ruolo del Cluster Lombardo in questo particolare contesto?

Il cluster Lombardo Scienze della Vita, costituito nel luglio 2015, ha raggiunto oggi quota 123 soci tra Associazioni, Imprese, Enti di Ricerca ed Università, IRCCS, Aziende Ospedaliere e Residenze per Anziani.

In poco più di un anno abbiamo dato vita a un ecosistema in cui gli scambi relazionali e collaborativi tra le aziende, le istituzioni, l’università, le associazioni imprenditoriali, la Pubblica Amministrazione possono portare alla generazione di valore economico. Il Cluster, che rappresenta questo ecosistema, è diventato “lo strumento ideale” per favorire lo sviluppo competitivo, per stimolare l’innovazione e l’applicazione sul mercato di nuove tecnologie.

Il Cluster collabora attivamente con Regione Lombardia nella definizione delle politiche che riguardano il settore; in particolare ha supportato la DG Università Ricerca e Open Innovation nella stesura del documento di Smart Specialization Strategy identificando le Aree di Specializzazione in cui Regione Lombardia investirà risorse. Inoltre agevola l’emersione di Macrotematiche e di Temi di Sviluppo che potranno costituire le linee tematiche principali di finanziamento dei programmi e dei bandi di Ricerca e Sviluppo nei prossimi anni in Regione Lombardia.

Il cluster è uno strumento capace di incoraggiare il dialogo tra i diversi attori del settore, favorire la condivisione di metodologie, sostenere la diffusione di modelli di successo e lo scambio di know-how, competenze e risorse: condizioni indispensabili per far crescere il sistema delle Scienze della Vita.

Per facilitare la collaborazione tra i suoi associati e la creazione di valide partnership pubblico-private, con l’obiettivo di promuovere la nostra regione a polo di eccellenza per la ricerca e l’innovazione, il cluster ha attivato 5 gruppi di lavoro (Diagnostica, Farmaceutica, Terapie Avanzate, Medical Device e ICT for Health)

Come risposta al gap tra produzione scientifica e prodotto, il Cluster ha realizzato nel 2016 un progetto pilota sul Trasferimento Tecnologico. L’obiettivo del progetto è stata la definizione di best practice per agevolare la traduzione di un’eccellente produzione scientifica in innovazioni in termini di nuovi prodotti a costi inferiori rispetto a dover finanziare da zero una nuova ricerca. All’interno del cluster uno dei soci, Centro Nazionale Adroterapia Oncologica di Pavia, si è prestato a realizzare un pilota per sistematizzare il processo di valorizzazione e trasferimento di conoscenze. L’attività ha portato a definire un modello riproducibile di processo e documenti standard che possono essere adottati da altri soci.

Milano ospiterà nell’area ex Expo lo Human Technopole. Ci può brevemente illustrare le opportunità per il Cluster Regionale?

Human Technopole sarà un’infrastruttura di ricerca di livello mondiale, multidisciplinare e integrata, in tema di salute, genomica e data science, da svilupparsi in una parte delle aree nelle quali fu organizzata l’Esposizione Universale EXPO Milano 2015. È un progetto che vede coinvolti istituzioni e gli enti di riferimento nonché le università dell’area milanese e prevede di realizzare le migliori sinergie con le reti nazionali e internazionali nei suoi ambiti di intervento.

L’insediamento nell’area Expo prevede la realizzazione di un’infrastruttura centrale di laboratori che ospiterà a regime circa 1500 fra ricercatori, tecnici e amministrativi e di altri laboratori che sorgeranno all’interno degli istituti di ricerca partner, sotto forma di Outstation.

L’obiettivo del progetto è sviluppare una medicina personalizzata e una nutrizione preventiva per i cittadini. Questo sarà possibile creando sinergia tra genomica, medicina, nutrizione, gestione e analisi dei big-data e nanotecnologie. Con il programma di Human Technopole la Lombardia avrà a disposizione un centro di ricerca avanzato che si propone di emergere in uno scenario competitivo che vede iniziative a livello mondiale.

In questo ambito, con modalità che andranno definite, il cluster avrà l’opportunità di favorire l’attivazione di processi efficaci di trasferimento di conoscenza tra il mondo della ricerca e l’industria, facilitando il dialogo tra i vari attori, la creazione di partnership pubblico-private e promuovendo l’innovazione.

Una delle prerogative dei Cluster è l’attrazione di investimenti. Quali sono gli elementi d’eccezione che la Lombardia propone agli investitori, in particolare quelli esteri, nell’ambito delle life sciences?

La Lombardia è il cuore economico dell’Italia: il PIL lombardo rappresenta il 22% di quello nazionale. La Lombardia è l’hub italiano degli investimenti esteri: il 48,6% delle aziende italiane inserite in gruppi internazionali ha sede in Lombardia.  Inoltre è una regione che favorisce gli investimenti in R&S: l’1,6% del PIL è destinato ad attività di R&S e è la prima regione italiana per investimenti in R&S nel settore farmaceutico.

Per il settore Life Sciences la Lombardia è una vera “miniera” di opportunità. Sul territorio lombardo sono presenti 141 imprese biotech[1] (quasi un terzo del totale Italia), 1.200 imprese dei dispositivi medici[2] (quasi un terzo del totale Italia) ed è la seconda regione europea per addetti della farmaceutica, con oltre il 46% del fatturato nazionale del settore. Sono presenti 19 IRCCS, leader assoluti per ricerca nel panorama nazionale (53.271 impact factor 2010-2012, 56% del totale Italia)[3], con una ricaduta sull’eccellenza delle cure che attrae ogni anno pazienti da tutta Italia[4] e sempre più da Paesi extra-Ue.

Il sistema Socio-Sanitario è all’avanguardia, con 220 presidi ospedalieri e 2.600 strutture ambulatoriali, che erogano 1,7 MLN di ricoveri all’anno e 153 MLN di prestazioni ambulatoriali. Sono presenti, inoltre, 690 unità d’offerta socio-sanitarie. Gli investimenti delle imprese lombarde in R&S nel settore sono pari a circa 400 milioni di euro (in Lombardia si investe circa un terzo del totale italiano) e si ha qui il maggior numero di studi clinici (1810, ossia il 47,8% a livello nazionale).

Sono presenti 12 istituzioni universitarie (6 università statali, 1 Politecnico, 6 università private) e una scuola superiore universitaria (IUSS di Pavia) che rivestono un ruolo importante nella formazione di laureati che rappresentano un fondamentale mezzo di trasferimento di conoscenza al mondo produttivo.

Inoltre Milano è una città internazionale con infrastrutture adatte ad ospitare istituzioni europee come l’Agenzia Europea per il farmaco, per la quale Milano si è candidata. Vi sono 3 aeroporti internazionali, di cui Malpensa cresce in media del +19%, nuovi spazi residenziali e commerciali (Porta Nuova, Tre Torri, Piazza Gae Aulenti).

Il Cluster Lombardo è socio di ALISEI. Qual è il rapporto attuale con il Cluster Nazionale e su quali ambiti, secondo lei, si dovrà cercare la massima sinergia?

Il cluster è diventato, in questo anno, un riferimento per le tematiche delle Scienze della Vita all’interno di Regione Lombardia tanto che la Regione stessa lo ha identificato come proprio rappresentante all’interno del Cluster nazionale ALISEI. Dal 5 dicembre 2016 il Cluster non solo rappresenta il territorio lombardo ma, ritenendo che una sinergia a livello nazionale sia importante per lo sviluppo delle attività nel nostro settore, ci siamo resi disponibili ad una collaborazione più strutturata col cluster nazionale ALISEI prendendo in carico la Segreteria tecnica-organizzativa all’inizio del 2017.

Poiché nel settore delle Scienze della Vita il successo industriale richiede un eccellente livello di conoscenza scientifica del settore e un’elevata intensità tecnologica, ALISEI nasce con l’intento di accelerare il trasferimento delle conoscenze e delle tecnologie dal settore della ricerca multidisciplinare a quello dell’industria farmaceutica-biomedicale, e di favorire l’attrazione di capitale pubblico e/o privato. Questo ruolo di facilitatore richiede un’approfondita relazione con le realtà presenti sul territorio, relazione che il Cluster nazionale esplicita attraverso i suoi soci locali.

L’obiettivo, quindi, è di promuovere a livello Paese il modello di interazione tra il sistema della ricerca, il tessuto imprenditoriale e produttivo e la pubblica amministrazione, in modo da presentare all’estero un sistema sinergico con una massa critica competitiva, nonché utilizzare le eccellenze già presenti, come il sistema lombardo, per promuovere modelli e strategie per lo sviluppo qualitativo del settore in altre regioni del nostro paese.

Attraverso il cluster nazionale ALISEI l’intero settore delle Scienze della Vita italiano potrà avere un dialogo diretto con il Ministero della Ricerca, il Ministero della Salute e il Ministero dello Sviluppo Economico per consentire l’implementazione di strategie che siano in grado di supportare la crescita del contesto e agevolare la valorizzazione di competenze e tecnologie presenti.

[1] Assobiotec (2016), Bio in Italy 2016. Dati riferiti al 2015.

[2] Assobiomedica (2015), Produzione, ricerca e innovazione nel settore dei dispositivi medici in Italia. Dati riferiti al 2013.

[3] Confindustria Lombardia (2015), La riforma del sistema sanitario lombardo. Perché preservarne la specificità. La produzione scientifica è valutata in termini di Impact Factor cumulato negli anni 2010-2012.

[4] Il saldo attivo della mobilità interregionale nel 2014 è pari a 536 milioni, contro i 328 milioni dell’Emilia-Romagna e i 153 della Toscana.