Alle life science serve una cabina di regia operativa e tavoli ministeriali realmente operativi

Maria Chiara Carrozza 1

Intervista a Maria Chiara Carrozza, Scuola Superiore Sant’Anna, Pisa

In occasione del Technology Forum si è tornati a parlare della nota questione relativa ai diversi Ministeri a cui fanno capo le life science. In base alla sua esperienza, come può essere superato tale problema che rischia di essere un corto circuito?

La condizione per cui il budget per la ricerca nelle scienze della vita è diviso fra più Ministeri o Direzioni Generali non è una caratteristica solo italiana, tale problema si riscontra anche nella organizzazione della Commissione Europea.

Per quanto concerne il nostro paese sarebbe molto importante riuscire ad attivare una cabina di regia con tavoli interministeriali, purché siano dotati di una reale forza operativa. Spesso è nella cinghia di trasmissione amministrativa che si verificano le inefficienze e in cui si tende a separare i vari ambiti. Va quindi presidiata l’esecuzione dei processi e assicurata la stabilità dei fondi di ricerca per i quali serve una programmazione pluriennale.

In questo senso l’Agenzia della ricerca può essere uno strumento per risolvere il problema della frammentazione, purché sia sostitutiva e non aggiuntiva rispetto alle altre strutture. Se si pensa di dare vita a una cabina di regia che aggiunga un ulteriore livello nel processo significa allungare la filiera, e dal mio punto di vista non è sicuramente il modo corretto di procedere. Certo, metter in campo qualche cosa che sostituisca e non vada ad aggiungere richiede un atto coraggioso.

Come il Cluster ALISEI può inserirsi in questa visione di cabina di regia?

Personalmente sono una sostenitrice delle partnership pubblico-private che sono state pensate anche come uno strumento importante per ovviare a un momento di crisi in cui il pubblico non può sostenere gli sforzi per risolvere ad esempio il problema dell’occupazione.

Il Cluster idealmente corrisponde alla missione di alleanza pubblico-privata per sostenere l’innovazione nell’industria e nella pubblica amministrazione e la ricerca nel nostro paese. Il Cluster non deve essere un elemento che introduce ulteriori burocrazie o lentezze, ma piuttosto deve offrire progetti e proporre soluzioni per affrontare la transizione verso l’industria 4.0 e la quarta rivoluzione industriale.

Il Cluster può essere quindi una soluzione integrata ad una politica industriale per affrontare la crisi e dare una risposta alla domanda di innovazione, offrendo l’iniziativa privata come driver per la conoscenza del mercato e delle problematiche anche per la ricerca pubblica con l’intento di trovare delle soluzioni.

Uno degli aspetti su cui lavora in modo particolare il cluster ALISEI è il trasferimento tecnologico. A suo parere può essere una soluzione per superare questi momenti di crisi?

Quello di cui noi abbiamo bisogno è una capacità di trasformare la proprietà intellettuale in valore industriale e più che esperti di trasferimento tecnologico abbiamo bisogno di una trasformazione culturale per sostenere il ricercatore nel processo di valorizzazione della proprietà intellettuale. Questo tipo di supporto richiede competenze molto particolari: il brevetto è un elemento essenziale del valore industriale che necessita di competenze e know-how molto elevati per poter essere sviluppato, protetto e valorizzato.

Nel settore delle science della vita è importante riuscire a capire come e quanto valorizzare determinate ricerche, ma non è facile trovare competenze in giro in grado di farlo. La praticità dell’approccio industriale presente nei Cluster dovrebbe insegnare al mondo della ricerca l’importanza di avere figure che sviluppino la loro professionalità nel settore dei brevetti. Prima ancora degli aspetti legali servono competenze che aiutino i ricercatori a presentare i propri progetti. La formazione in questo ambito può sicuramente essere di aiuto, ma va fatta seguendo un approccio pratico, con figure che abbiano già acquisito una discreta esperienza.